E’ una delle colonne su cui poggia la musica italiana e questo fatto è indiscutibile. Settantatre primavere, dopo decenni passati a cesellare note nelle loro più svariate forme, Enzo Draghi dagli anni ’80 ha saputo raccontare i più bei cartoni animati di sempre attraverso le sue mitiche sigle, talvolta intrise di un pizzico di rock, da sempre parte del suo DNA. Durante il tour Bim Bum Bam Party abbiamo avuto modo di ascoltare il Nostro nuovamente live, interpretando in modo magistrale brani che hanno fatto la storia di questo caleidoscopico mondo. Enzo non rilascia molte interviste e per questo ci siamo sentiti infinitamente onorati, quando il Maestro ci ha concesso questa chiacchierata… svelandoci retroscena e gustosi aneddoti di una vita dedicata alla musica.

Ciao Enzo, un vero piacere ospitare una leggenda come te sulle nostre pagine digitali. Sei un rocker della vecchia guardia… per chi non conoscesse le tue origini musicali, ci vuoi parlare di
come ti sei avvicinato a questo mondo e dei tuoi esordi?
“Ciao grazie a te Luca! Sono entrato a contatto con la musica fin da subito: già durante l’infanzia avevo partecipato a qualche evento teatrale nel nord Italia, con la fisarmonica regalatami dai miei genitori. Poi crescendo dopo aver studiato pianoforte classico e jazz ho fondato la mia prima rock band, dove ero anche chitarrista. Oltre alla musica ho studiato anche medicina e finito il servizio militare, sono entrato nel Coro di Paola Orlandi, con il quale inizio a frequentare sempre più anche gli ambienti televisivi. Fu grazie a Paola che poi conobbi Alessandra Valeri Manera e divenni parte anche io, nel dietro le quinte, della TV dei ragazzi!”

So che tra le tue band preferite di sempre ci sono i Black Sabbath: come hai preso la dipartita del leggendario Ozzy e cosa ha rappresentato per la tua formazione musicale?
“Eh… il primo pensiero va alla mia giovinezza, i miei vent’anni. È sempre difficile quando un artista che ha fatto parte in maniera così forte della tua vita, se ne va. Ti ricorda che il tempo passa, anche per quelle figure che pensavi immortali…”

Quali altre band hai amato negli anni e ami tutt’oggi?
“Deep Purple sicuramente… e poi vorrei citare anche Eric Clapton, che è stato il mio mito! Poi ho sempre sentito un po’ di tutto, per esempio amo molto il funky jazz. Avevo moltissimi vinili.”

Il tuo amore per il rock ha sempre trovato la “strada spianata” nelle sigle cartoon o ti imponevano di stare su lidi più “pop”?
“Alessandra (Valeri Manera; ndA) mi ha sempre lasciato molta libertà, da qualunque punto di vista. Era il mio genere preferito e quando potevo e ritenevo che fosse adatto come sonorità, andavo in quella direzione.”

Ma la sigla di un cartone animato come nasce, rispetto ad un pezzo “classico”?
“A livello musicale, per me non è mai cambiato niente. Non c’è mai stato, da parte mia, un pregiudizio sul fatto che fosse una ‘sigla di un cartone animato’. È sempre stata musica e l’ho tratta col rispetto e impegno che ogni professionista dovrebbe avere nel nostro lavoro. Noi compositori ricevevamo da Alessandra istruzioni e materiali che potessero aiutarci nel nostro lavoro di scrittura. Però come dicevo, nella fase di scrittura del brano non cambiava niente.”

In una tua vecchia intervista lessi che impiegasti solo un paio d’ore per i primi quattro pezzi dei Bee Hive di ‘Kiss Me Licia’… hai sempre avuto facilità nel comporre la tua musica o ci son stati pezzi particolarmente ostici che ti han fatto penare?
“In quell’occasione raccontai che ci volle pochissimo per incidere le canzoni di Mirko della serie animata. Lato composizione, mi è sempre venuto molto naturale. Se ti devo dire un pezzo particolarmente ostico, ti devo rispondere che non ce ne sono stati, perché la scrittura è sempre stata una fase, come dicevo, molto naturale.”

Hai vissuto lavorativamente a stretto contatto con Alessandra Valeri Manera: vorrei un tuo personale ricordo e magari il vostro primo incontro…
“L’addio ad Alessandra è stato un fulmine a ciel sereno… manca tanto. Il nostro primo incontro lo ricordo bene perché coincise con l’incisione di ‘Baby I Love You’, ‘Freeway’ ecc, come potrei dimenticarlo. Era estate e cercavano una voce di Mirko e, come si dice, il resto è storia… Lei è sempre stata una persona molto riservata sul posto di lavoro, non ti raccontava dettagli della sua vita privata. Però ci sono dei ricordi extra lavoro. Come quando, eravamo a fine anni ’90 o forse già inizio 2000, passai da casa sua a prenderla per andare a sentire Phil Collins dal vivo. Eravamo vicinissimi al palco e fu bellissimo, sia per il concerto e sia perché avevo avuto modo di vivere un’esperienza con lei che non mi aspettavo. Poi abbiamo passato anche qualche Capodanno insieme anche a Pietro Ubaldi e – come puoi immaginare – fu una gran festa (ride)!”

Senti, ma davvero Paolo (Bonolis) era così terribile nel canto?
“(Ride) Con la prima sigla di Bim Bum Bam, ‘Bim Bum Bam Siamo Qui Tutti E Tre’, era quasi quasi “indispettito” dal dover cantare perché si considerava stonato, si scherniva da solo… Musicalmente parlando le parti che gli avevo dato non erano impegnative, ma può capitare quando ti approcci a qualcosa di nuovo. Infatti, era la prima volta per lui di dover cantare in uno studio di registrazione, ma con impegno, e tante risate, ce l’abbiamo fatta. Ultimamente l’ho sentito in qualche trasmissione ed è migliorato parecchio! La dimostrazione di quanto lo studio faccia la differenza!”

Alessandra a un certo punto se ne andò “sbattendo la porta” da Mediaset: la causa fu davvero della coppia De Filippi/Costanzo come molti sostengono?
“Erano voci di corridoio all’interno di Mediaset, l’ho sentita parecchie volte. Effettivamente oggi in quegli orari ci sono i programmi di De Filippi… Poi Costanzo era quello che aveva più potere all’interno dell’azienda. Alessandra poi non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno e non accettava compromessi.”

Per Cristina D’Avena hai scritto davvero tantissimi brani… ci potresti dare una tua personale top 3?
“Difficile, sono davvero tante… non andando in ordine, sicuramente ‘Juny Peperina Inventatutto’ a cui sono legato perché fu anche la prima sigla per Cristina, poi ‘Palla Al Centro Per Rudy’ e ‘Tanto Tempo Fa Gigì’. Poi ce ne sono tante altre molto carine come ‘Conte Dacula’, ‘I Puffi Sanno’, ‘L’Isola Della Piccola Flo.”

Paola Tovaglia è rimasta nei cuori dei bambini appassionati di Ciao Ciao e non solo… potresti rivelare un aneddoto sulla realizzazione del dolcissimo brano ‘A Paola’?
“Di ‘A Paola’ io sono presente solo come vocalist in duetto con Manuel De Peppe, ma fu del caro Nick (Nicola Carrassi) la realizzazione di quello che cantammo, mentre Manuel scrisse la musica. Nick fece un grandissimo lavoro sul testo. In quelle parole c’era l’anima di Paola! La registrazione avvenne nello studio casalingo di Manuel. Fu molto emozionante perché mentre cantavo, avevo il cuore a pezzi. Fu una grossa perdita, le ero molto affezionato e c’era una bel feeling tra me e lei. Quante risate durante le lavorazioni, ci siamo divertiti così tanto… e anche in quel caso c’era Pietro che contribuiva. È un personaggio vivente! E poi aveva anche una vocalità incredibile e raggiungeva note stratosferiche. Mi è dispiaciuto molto.”

Anche a te tocca questa domanda: nonostante negli 80s eri già “grandicello”, ti sei mai appassionato ai cartoon di cui cantavi le sigle?
“Purtroppo non ho mai avuto modo di approfondire, l’unico che già conoscevo era Lupin!”

Essendo Toys Army 1999 un sito che parla di giocattoli di ieri e di oggi, ecco la domanda di rito: quali, i balocchi prediletti del piccolo Enzo?
“Guarda, la cosa che mi piaceva di più era giocare coi soldatini! Avevo tutta una scenografia stupenda, un forte in legno bellissimo. Diciamo che le mie ‘partite’ non erano storicamente accurate: facevo giocare i pellerossa con la cavalleria americana e le legioni romane (ride). E avevo anche carri armati di quelli in ferro, tutti bellissimi. Molti giocattoli li ho ancora conservati.”

Quel tuo sguardo da “furbetto” mi fa pensare che eri un piccolo scavezzacollo… me lo confermi?
“No no, ero un bambino molto educato, amante della musica… forse scavezzacollo lo sono stato più da adulto (ride)!”

Gli anni ‘60, in cui sei cresciuto, erano ricchissimi di fumetti di tutti i tipi… ne eri appassionato anche tu?
“Sì, in particolare di Tex Willer. Era il mio idolo, avevo tutta la raccolta e ora è nelle mani di mio figlio che ha proseguito questo viaggio. Mi piaceva molto anche Blek Macigno (Il grande Blek)”

Rispetto i bimbi della tua generazione, credi che quelli di oggi siano più felici?
“Sai è difficile dare una risposta, perché non si è mai fino in fondo obiettivi. Sicuramente rispetto a un tempo oggi la maggior dei bambini ha la possibilità di passare un’infanzia… più agiata. Nel bene e nel male di quello che può significare. Ma sicuramente quello che per me non può mancare è l’amore, qualunque forma abbia!”

Arriviamo a Bim Bum Bam Party: sono stato alla première milanese e personalmente è stato un tuffo al cuore tutto lo show. Ammetto che, quando sei entrato in scena con ‘I Cinque Samurai’ mi hai fatto impazzire… le tue emozioni di quella serata (e magari della data zero di Alba)?
“Da qualche anno ho scoperto quanto è forte l’amore che arriva dal mio pubblico ed è una delle cose che più mi manca quando non sono sul palco. Questo spettacolo che ci sta facendo girare in varie zone d’Italia mi sta permettendo di riceverne ancora, di lavorare a contatto con i miei colleghi, come Marco Bellavia e Manuela Blanchard. E poi c’è anche Pietro Ubaldi: ormai viaggiamo sempre insieme (ride). Le prime date – come tutte in verità – sono state un turbinio di emozioni! Vedere quelle persone, un tempo bambine, cantare con noi, ti scioglie sempre il cuore. E molti di loro oggi sono genitori che vengono con i loro figli. È l’incontro di più generazioni, che davanti alla musica non conosce confini.”


È stato complesso scegliere la setlist tra tutte le sigle da te composte?
“Non è semplicissimo, ma ci lavoriamo molto per cercare di risvegliare più ricordi possibili. Per esempio, l’anno scorso ho voluto fortemente introdurre ‘L’Isola Della Piccola Flo’ nei concerti perché tramite i miei canali social avevamo postato un video con la mia re-interpretazione per l’album ‘A Spasso Tra Le Note Del Tempo’ (clicca QUI per acquistarlo; ndA) e la gente mi ha inondato di amore e complimenti. È stato fortemente inaspettato e devo dire non ci si abitua mai…”

Disponibile QUI anche ‘Petali Stelle E Draghi Per Sailor Moon’.

Incredibile è stato vedere Marco Bellavia tornare nei panni di Steve con tanto di basso…
“È un gran giocherellone, molto fedele a quello che faceva nella serie: anche questa volta ha fatto finta (ride). Però continua ad avere una bella forma fisica, lo pensavo mentre si muoveva insieme allo strumento.”

Com’è nata la collaborazione con Gli Amici Di Lupin? Tra l’altro band davvero in gambissima…
“Band in gambissima e incorreggibile (ride). Dopo una data di qualche anno fa in Puglia, mi chiamò personalmente Pier Giuffrida, leader e fondatore del gruppo, si proposero e io accettai perché sono bravi ragazzi e ottimi musicisti. Poi Pier è una mente incredibile per ciò che riguarda l’audio, sa far funzionare qualunque impianto, effetto… È veramente un grande!”

Te la butto lì… potresti far uscire un CD/vinile con i pezzi suonati live in questo tour!
“È un po’ difficile per la produzione che stiamo facendo. Sarebbe sicuramente bello!”

Hai qualche progetto, per il prossimo futuro, che ci puoi anticipare?
“Al momento no, mi sto dedicando molto ai live e vorrei farne ancora di più. C’è qualcosa in ballo per il 2026…”

Lascio a te l’ultima parola per un saluto ai nostri lettori e grazie ancora di cuore per il tempo che ci hai dedicato…
“Un saluto a tutti gli amici di Toys Army 1999. Continuate a vivere le vostre passioni e non smettete di giocare mai! Ci vediamo nei teatri e sotto i palchi!”

  • Luca Bernasconi

    Appassionato di toys (japan robot, action figures, LEGO e molto altro) da sempre, ho salutato con favore il crescente interesse del pubblico verso di loro, grazie anche alle nuove release dei giocattoli storici, che da fine anni '90 ha rinvigorito un mercato che sembrava oramai sepolto. Cerco di non perdermi una fiera o un mercatino a tema, luoghi che mi fanno sentire come a casa.

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