Sono tre fumettisti che hanno fatto la storia di questo mondo caleidoscopico in Italia e – oltre tanti altri personaggi storici – hanno realizzato tra la fine anni ’80 e gli anni ’90 molte delle storie del Nero Genio del Male, alias Cattivik, a cui chi scrive è legatissimo. Non ci è sembrato vero ritrovarli tutti allo scorso Xmas Comics&Games e dopo l’immancabile commissione per lo sketch che potete ammirare più in basso, ci è sembrato doveroso organizzare una intervista a sei mani con loro. Stiamo parlando di nienepopodimenoche Massimo Bonfatti, Claudio Onesti in arte Clod e Giorgio Sommacal!
Ciao ragazzi, grazie di essere tra noi! E’ stato un piacere incontrarvi tutti e tre allo scorso Xmas Comics… c’erano tanti giovani e giovanissimi alla Fiera: come sono state le loro reazioni davanti alle vostre opere fumettistiche?
“(Clod) A volte risultavano interessati e a volte no. Erano forse più interessati a vederci disegnare e colorare a mano, su carta, con matite pennarelli e pennelli, anziché che su tavoletta.”
“(Giorgio Sommacal) Fortunatamente da un po’ di anni il salone di Torino Comics ha di nuovo dato uno spazio adeguato al fumetto e quindi i giovani e giovanissimi, che normalmente sono attratti dalle sezioni dei games e dai cosplayer, hanno così la possibilità di conoscere direttamente il lavoro degli autori fumettisti presenti. Per me è sempre un’esperienza piacevole e interessante perché posso conoscere appassionati e vecchi lettori dei miei lavori, scambiare opinioni e, a volte, vendere qualche copia dei miei libri o qualche disegno originale. Comunque il mio tipo di pubblico è composto da lettori ormai maturi. Sono conosciuto soprattutto per essere stato uno dei disegnatori di ‘Cattivik’ che non è più in edicola da molti anni… ops, ormai anche le edicole stanno scomparendo.”
In queste nuove generazioni tutte smartphone e internet, c’è ancora interesse verso i fumetti?
“(Massimo Bonfatti) Verso i fumetti e tutto ciò che dal fumetto nasce e si dirama sicuramente sì. Quello che cala è l’abitudine della lettura come piacevole intrattenimento. A causa dell’invasività dei medium tecnologici e anche a causa dei costi della carta stampata che rimangono troppo alti.”
“(Clod) Ce n’è ancora, ma meno di una volta o di tempo fa. Mi spiego meglio: troppe distrazioni, troppa roba! Ci si ubriaca di notizie e novità. La TV, la Rete e il Telefonino stanno offrendo tante alternative alla lettura che tempo fa non esistevano. Inoltre, nello stesso tempo, avendo tutto (gratuitamente) in rete, spesso in edicola e/o in libreria non si acquista più come una volta, infatti le edicole stanno subendo una tremenda crisi e molte stanno chiudendo.”
“(GS) Spesso sono nelle scuole primarie e secondarie per fare laboratori e d’abitudine chiedo ai ragazzi se leggono, e se leggono cosa leggono: libri, romanzi o fumetti. Nella migliore delle ipotesi leggono i manga oppure Pera Toons, fumetti italiani molto pochi ad eccezione di Topolino, anche lui, ho l’impressione, sempre meno. Le nuove tecnologie offrono loro altri intrattenimenti, forse meno “impegnativi” e più preconfezionati e quindi più attraenti e di facile fruizione.”

Andiamo indietro nel tempo: qual’è stata la scintilla che vi ha fatto capire di esser fatti per questo lavoro?
“(MB) La lettura dei fumetti di Jacovitti, di ‘Alan Ford’, ‘Tarzan’ di Kubert e Manning, le strisce americane su Linus, Eureka ecc. poi tanti autori italiani tra cui Bonvi, Silver, Clod… Questo è stato il necessario imput. Poi, conoscendo Silver, Clod e Bonvi ho potuto scoprire il “dietro le quinte” e aiutandoli nel loro lavoro e ho iniziato a guadagnare i primi soldini e ho capito che le mie abilità potevano procurarmi di che vivere.”
“(Clod) Questa è preistoria!… ScherSi a parte, io, essendo nato nella prima metà del secolo scorso (1949) sono figlio, appunto, come dicevo prima, del fumetto in edicola quando ce ne erano tanti ed anche dei cartoni pubblicitari di Carosello (1957). In quel periodo in TV c’erano pochissimi cartoni (forse una mezz’ora alla settimana), quindi, per me che avevo fin da piccolo dimostrato una predilezione per il disegno, veniva quasi automatico di copiare personaggi dei fumetti e dei cartoni. Ne ero un vorace divoratore, quindi fin da allora ne intrapresi la strada. Per essere precisi devo ammettere che inizialmente ero più orientato al cartone animato e infatti, a Modena, vicino a casa mia esisteva la grossa casa di produzione di Caroselli pubblicitari a cartoni animati, la Paul Film di Paul Campani. Poi, le circostanze mi fecero conoscere un lanciato Bonvi agli inizi della popolarità (1970) e qui, scivolai nel fumetto.”
“(GS) Non c’è stata una scintilla vera e propria, fin da piccolo, ancora prima di saper leggere guardavo le figure, ero già attratto dai disegni. A quei tempi le edicole erano piene di fumetti per bambini e non c’era che l’imbarazzo della scelta. Quando poi ho cominciato a leggere i miei genitori mi compravano ‘Il Giornalino’ ed è lì sopra che ho scoperto tanti disegnatori che ho ritrovato dopo in altre pubblicazioni, per esempio quelle delle Edizioni Bonelli. E quando trovavo un personaggio o un disegnatore che mi piaceva provavo a copiarlo e copia oggi e copia domani ho cominciato a creare qualche personaggio mio e a disegnarne le storie. Sono sempre stato più attratto dal fumetto umoristico e trovavo naturale esprimermi con personaggi comici e grotteschi, poi nel corso del tempo ho sperimentato anche lo stile realistico, del quale non ritengo di essere un grande esperto ma che mi ha permesso, ancora oggi, di avere più possibilità di lavoro.”
Molti disegnatori sono stati all’estero per macinare esperienze in questo campo… so che tu Massimo sei stato in Francia, Clod e Giorgio invece?
“(MB) Sono stato a Parigi una volta sola, con Clod, quando lavoravamo entrambi per Edition Vaillant di Pif settimanale (Clod molto da prima e più regolarmente di me). Non ho imparato nulla di particolare da quell’esperienza, tranne il fatto che anche dagli editori francesi ci si può aspettare delusioni. La cosa che ricordo più volentieri è la simpatia di Francois Corteggiani, allora sceneggiatore di Pif.”
“(Clod) Se vogliamo essere precisi, io ho cominciato a collaborare al settimanale francese ‘Pif Gadget’ nel 1979 per il quale , per 12 anni ho disegnato il personaggio di testata (Pif il cane) con circa 20 tavole al mese. Per questo lavoro devo ringraziare il grande amico e collega Giorgio Cavazzano, che già disegnava, prima di me, da quasi due anni, lo stesso personaggio. Essendo lui occupato anche per la produzione Disney non era in grado di reggere ai ritmi delle consegne. La redazione gli chiese allora se aveva qualcuno da segnalargli per poterlo supportare. Fui il ‘fortunato segnalato’. Quasi nello stesso modo, tanti anni dopo, mi chiesero di “segnalare” qualcuno che potesse continuare, sempre per lo stesso settimanale, le storie di ‘Hercule Il Gatto’. ‘Hercule’ era il partner di ‘Pif’. ‘Segnalai’ il Bonfa, che dalla seconda metà degli anni ’80 era anche mio collaboratore nelle storie del mio personaggio Nicoletta pubblicato dal 1981 sul settimanale Il Giornalino. Fu quindi inglobato nello staff francese e in occasione di ciò mi inchiostrò anche un paio di storie di Pif.”
“(GS) Io ho fatto qualche piccola incursione in Francia con tre pubblicazioni per le edizioni Vents D’Ouest. Grazie all’amico Fabio Lai, grandissimo disegnatore italiano praticamente sconosciuto da noi ma molto attivo oltralpe, ho potuto collaborare con lui, a quattro mani, per una pubblicazione, sono seguite poi altre due che realizzai da solo. Ho provato poi a propormi ad editori francesi ma trovando molte porte chiuse. Non è facile adattare il proprio stile in un altro paese, o almeno io non ci sono riuscito, molto probabilmente per limiti personali.”
Voi siete tra gli autori di ‘Cattivik’: come siete arrivati a lui e cosa ha rappresentato nelle vostre vite? Magari un aneddoto divertente accaduto nella realizzazione del suo fumetto…
“(MB) Per quanto mi riguarda la continuità della produzione mi ha permesso di affinare la mia esperienza di disegnatore e sceneggiatore, avendo disegnato centinaia di tavole e scritto decine di storie. Anche come illustratore ho imparato molto facendo le copertine assieme a Lucio Aloisi. Le cose più divertenti si riallacciano alla vita vissuta: la storia del barbone, che si chiamava Rolando, o quella di Ferruccio Alessandri nei panni di una specie di Mr Natural nostrano. E poi c’erano le frecciatine quotidiane a Sommacal, a Piero Lusso e a chiunque altro dello staff, perfino a Silver! Ma soprattutto a Sommacal!!!”
“(Clod) Ecco, qui, se vogliamo essere precisi, io di ‘Cattivik’ ne sono stato un autore velocissimo, nel senso che ne ho disegnato solo due storie e mezzo. ‘E mezzo’ nel senso che una storia la feci a quattro mani col Bonfa. Mi spiego meglio: per anni collaborai al settimanale Guerrin Sportivo di Bologna, con vignette, copertine e fumetti, ovviamente a tema sportivo. E qui nasce un aneddoto divertente: Vista la mia inclinazione ‘olimpica’, al Bonfa, che in quel periodo già sguazzava in nella fetente macchia di cattiveria da fogne, mi propose di disegnare a quattro mani la storia che stava per iniziare in quel periodo. Era una storia del perfido Cattivik ambientata alle olimpiadi. Lui avrebbe disegnato tutti i ‘Cattivik’ ed io, invece, feci tutti gli altri personaggi, vale a dire, gli atleti (dato che ero già “allenato” a disegnarli).”
“(GS) Nel lontano 1989, da semplice lettore di Lupo Alberto, mi accorsi che in una storia la mano del disegnatore non era quella di Silver (scoprii dopo un po’ di tempo che si trattava di Lorenzo De Pretto) e allora mi convinsi a spedire alla neonata casa editrice ACME i miei fumetti e le mie strisce e vignette che facevo per giornali locali. Cominciai scrivendo e disegnando tre storie di Lupo Alberto per poi passare a Cattivik, il resto è storia.”

Cattivik era un fumetto “scorretto politicamente”… credete che nuove sue storie potrebbero mai uscire al giorno d’oggi?
“(MB) Temo che oggi ci farebbero molti problemi. Anche allora le rimostranze di alcuni fanatici su altre testate dello stesso editore rischiarono di far fallire la casa editrice. Penso che ci arriverebbero proteste e querele per ogni battuta o gag e ci lapiderebbero immediatamente sui social.”
“(Clod) Per me Cattivik è un personaggio MITICO! Quando lo vidi (e lessi) la prima volta (fine anni ’60) sul quattordicinale Tiramolla… Beh… era l’apoteosi delle puttanate (in senso buono) era un fumetto che in temini cinematografici era un perfetto Storyboard. Era con pochissimo testo e molta azione. Insomma, poteva benissimo essere un cartone animato ai livelli di ‘Willy il Coyote E Beep Beep’. Una storia di otto pagine la si leggeva forse (a farla lunga) in un minuto. Poi, quando lo prese in mano Silver, il nostro eroe acquisì un po’ più di loquacità e di intreccio di sceneggiatura. Quando poi passò al Bonfa, il personaggio si plasmò definitivamente come tutti lo conosciamo. Purtroppo l’odierna editoria, le edicole, internet, ecc, ce lo hanno messo in un armadio. Parere mio, avrebbe ancora tante cattiverie da sparare… peccato! …Ma chissà, non si può mai sapere.”
“(GS) Credo che lo stile di vita e l’arte di arrangiarsi tipica di Cattivik siano di estrema attualità con le condizioni economiche generalmente peggiorate per la maggioranza di noi, e non parlo solo di noi fumettisti. Cattivik potrebbe essere l’emblema dell’uomo medio e diventarne il paladino. Il “politicamente scorretto” non è apprezzato dalla maggioranza, normalmente omologata, ma sarebbe ancora di forte attualità.”
Con sincerità: eravate più #teamLupoAlberto o #teamCattivik?
“(MB) Io ero pro-Cattivik perché ovviamente mi sentivo molto più libero nel disegnare e sceneggiare. Con Lupo Alberto si deve prima metabolizzare alla perfezione il personaggio e lo stile di Silver. Comunque è stato il caso a decidere. Quando ho cominciato servivano molte storie di Cattivik, mentre del Lupo ne ho fatte pochissime. Poi sono arrivati altri, molto più bravi, ad occuparsi del Lupo, Giacomo Michelon, Bruno Cannucciari, Casty, Piero Lusso…”
“(Clod) Da parte mia, se dovessi e potessi scegliere, senza nulla togliere al grande LUPO, scivolerei nelle fogne alla ricerca del ‘NERO FETENTE PERDUTO’.”
“(GS) Io decisamente ho sempre preferito di più Cattivik. Lupo Alberto è Silver, il suo alter ego ed è per questo che non è facile da interpretare. Cattivik invece è un personaggio collettivo, che abbiamo contribuito a fare crescere con il lavoro di tutti, sceneggiatori e disegnatori. E poi Silver sulle storie di Cattivik ci lasciava molto liberi e questo mi ha permesso di sperimentare e di divertirmi un sacco.”
ACME pubblicava anche i fumetti horror ‘Splatter’ e ‘Mostri’, diventati di culto tra gli appassionati… vi ha mai incuriosito questo tipo di disegno, quello horror intendo?
“(MB) Certo! Ricordo che con Paolo Di Orazio, uno degli sceggiatori di Splatter, ci si divertiva ad immaginare situazioni tremende. Però non avevo tempo per fare altro che Cattivik. Il nero “giegno” del male mi ha schiavizzato per vent’anni! Comunque erano le testate di ‘Lupo Alberto’ e di ‘Cattivik’ a permettere la nascita di tutte queste pubblicazioni.”
“(Clod) Lo amavo già, fin dai tempi ‘Creepy’, ‘Eerie’, note testate statunitensi pubblicate, in Italia, specialmente dagli Oscar Mondadori e sui Pocket della Corno e “Il Corriere Della Paura’.
“(GS) Non sono un fan sfegatato del genere ma mi è capitato di firmare, con il compianto Luigi Piccatto, due storie di Dylan Dog, anche se in quell’occasione non disegnai mostri o situazioni particolarmente splatter.”

Bonvi era veramente un genio assoluto del fumetto italiano, scomparso prematuramente in un tragico incidente stradale. Un vostro ricordo su di lui…
“(MB) Era sempre imprevedibile, e quando andavo a casa sua per lavoro potevo trovarlo più o meno simpatico, secondo l’umore del momento. Da lui si poteva incontrare gente strana e interessante, vederlo lavorare su cose bizzarre. Ma io non ho mai avuto con lui la confidenza che lui aveva con Silver o con Roberto Ghiddi, suo braccio destro. Anche io avevo un atteggiamento un po’ guardingo con lui, perché avevo già un padre eccentrico con una personalità debordante, e mi bastava.”
“(Clod) Dato che sono stato (insieme a Silver e Ghiddi) uno dei suoi collaboratori storici avrei diverse camionate di ricordi da raccontare… Uno a caso: fin dalle prime storie, ce le faceva FIRMARE. “Così vi impegnate di più a disegnarle… e se fate delle vaccate, è roba vostra, le avete anche firmate!”
“(GS) Non l’ho mai conosciuto di persona, lo vidi una volta sola ad una vecchia edizione di Lucca Comics, ma amavo la sua ironia e il suo disegno. Ero un fan appassionato del suo ‘Nick Carter’.”
Una domanda per Clod e Massimo: L’Emilia Romagna è sempre stata una vera fucina artistica, dalla musica sino, appunto, al fumetto.. credete sia questione di DNA?
“(MB) Non credo nel DNA di un popolo ma nella sua storia, e nella geografia. In tanti posti si creano focolai creativi, direi ovunque anche se certe condizioni sociali influiscono. In Emilia conosciamo il valore del lavoro e storicamente c’è stato più cooperativismo, più collaborazione che da altre parti, anche nella concorrenza. Forse perché l’Emilia è pianeggiante e collocata non troppo lontana da altri paesi confinanti con l’Italia. Molte cose favoriscono i contatti, gli scambi di merci, cultura, stimoli. Fare arte non è molto diverso che produrre insaccati, frutta o automobili, l’importante è l’entusiasmo, la passione, la fiducia e la collaborazione con altri, perché da soli non si arriva da nessuna parte. Anche Bonvi non avrebbe fatto tutto quello che ha fatto lavorando in solitudine. E nemmeno Enzo Ferrari, Caterina Caselli, la famiglia Panini, Pavarotti, Bottura, Vasco, Guccini e chi più ne ha più ne metta! Detto questo io penso che il successo a livelli troppo alti sia una disgrazia.”
“(Clod) Beh! Devo dire che qui in Emilia tendiamo molto a ‘svaccare’, cioè a portare tutto sul ridere! E’ ironia, divertimento, diciamo che è spesso un modo di prenderci bonariamente (e a volte ferocemente) in giro reciprocamente in quasi tutto quel che si fa. Sì, forse lo abbiamo nel DNA.”
Senza nulla togliere alla scena piemontese: Giorgio, a te la parola…
“(GS) Anche la terra della bagna càuda ha prodotto grandi fumettisti, a cominciare da Sebastiano Craveri, grande autore umoristico de ‘Il Vittorioso’, che era mio vicino di casa quand’ero piccolino. Non faccio altri nomi perché veramente sono molti i fumettisti piemontesi e rischierei di dimenticare qualcuno.”
Qual’è il vostro fumetto preferito di sempre?
“(MB) Ci sono troppi bei fumetti, e io sono pure di bocca buona.”
“(Clod) Domandona per la quale ci vuole una rispostona! In assoluto ‘Il Principe Valiant’ di Harold Foster (poi di John Cullen Murphy, poi Gary Gianni e tutt’ora da Thomas Yeates). Poi potremmo anche fare una cosa più mirata, nel senso di separare il comico dal realistico. Per il realistico ho già risposto; per il comico, arriviamo al ‘Calvin & Hobbes’ di Bill Watterson.”
“(GS) Come faccio a dirti un personaggio solo? Ne ho amati molti, forse ‘Pinky’ di Massimo Mattioli, ma se domani tu mi facessi la stessa domanda potrei dirtene un altro.”
Il vostro lavoro vi ha mai portato ad essere anche appassionati di cartoni animati? Se si quali?
“(MB) Io amo molto i cartoni animati Warner Bros degli anni ’50, Chuck Jones, Tex Avery ecc. ma anche gli italiani Giannini e Luzzati, e l’immenso Bruno Bozzetto. Poi, conoscendo a Modena diversi studi di anumazione ho scoperto l’arte di Paul Campani, Secondo Bignardi, Guido De Maria (Supergulp) e lo studio Cartoncine, dove ho lavorato.”
“(Clod) Come ho accennato all’inizio, il mio traguardo doveva essere l’animazione. A 15 anni feci il mio primo cartone animato (Muto) a colori e ripreso con una cinepresa a 8 mm a fotogramma singolo. Le riprese me le fece il mio amico Ivano, appassionato di fotografia e cinema. Fu emozionante, vedere i miei disegni prendere vita, considerando che in quel periodo (Metà anni ’60) NON esistevano le vagonate di tutorial, NON esisteva internet, Youtube, insomma non esisteva ancora il PC. L’unica cosa era un mini volumetto di un centinaio di pagine con pochissime illustrazioni e delle dimensioni di metà fotocopia. Allora, come feci? Come accennavo, vicino a casa mia c’era la mitica Paul Film dalla quale riuscii ad avere dei disegni di qualche sequenza di caroselli… Una vera BIBBIA! Quali erano i miei preferiti? A quei tempi non c’era ancora stata l’invasione degli anime giapponesi, quindi Oltre ai classici ‘Willy il Coyote E Beep Beep’, Silvestro, Tom & Jerry erano i miei preferiti (e li sono tutt’ora) questo per quel che riguarda i cortometraggi classici da sette minuti. Se poi vogliamo andare sui lungometraggi, a quel tempo imperversavano quelli Disney, che erano dei veri capolavori, considerando che erano fatti tutti a mano! Ogni tanto mi capita di dover fare un lavoro in animazione (alla vecchia maniera) e devo dire che è sempre bello vedere i propri disegni ‘muoversi’.”
“(GS) Non sono mai stato un grande appassionato di cartoni animati se non da bambino, ricordo Gustavo, un cartone ungherese, ‘Il Professor Baltazar’, ‘Braccobaldo Show’, i ‘Looney Tunes’ e ‘Willy il Coyote E Beep Beep’, dei film Disney in particolare ‘Gli Aristogatti’. I cartoni giapponesi come ‘Capitan Harlock’ o ‘Goldrake’ non li guardavo: non mi piacevano particolarmente.”

Come sempre facciamo con i nostri ospiti, vi chiediamo di tornare ai Massimo, Giorgio e Claudio bambini… quali erano i vostri giocattoli preferiti?
“(MB) Quelli di tutti, automobiline, soldatini… ma pensandoci ricordo un cowboy a cavalli in formato Big Jim che non ho potuto avere. Quando avevo 5/6 anni mio padre vendeva giocattoli nelle fiere, ricordo bellissime auto di latta e le mie sorelle ebbero in dono “la famiglia americana” con un intero scatolone pieno di confezioni con centinaia di vestitini e oggettini di ogni tipo. Non era la Barbie della Mattel ma i vari bambolotti avevano quel formato e un corredo ciascuno. Considera che mio padre aveva un magazzino pieno di giocattoli. Non è che potessi avere quelli che volevo, anzi, a volte dovevo pazientare parecchio per averne uno. Ma pensavo che con la pazienza avrei potuto avere tutti quelli che volevo, prima o poi.”
“(Clod) Beh, ovviamente, carta, matite colorate (i pennarelli negli anni ’50 non esistevano) gessetti e poi, i soldatini e… il medioevo con l’arco, le frecce, lo scudo, la spada (tutti autocostruiti) e il mantello (che era una vecchia tovaglia). ENATURALMENTEIFUMETTI!!! In quel periodo non avevo ancora scoperto quello del ‘Principe Valiant’ che avvenne a metà degli anni ’60.”
“(GS) Da bambino giocavo con le figurine Panini, i soldatini di plastica e disegnavo molto. Ma era tutto un altro mondo molto diverso da quello attuale.”
Crescendo avete mantenuto la passione per loro, magari collezionandoli?
“(MB) No, non sono un collezionista. Perfino coi fumetti o con le figurine sono riuscito raramente a completare le collezioni che mi interessavano. Più che un accumulatore mi sento un conservatore di oggetti che per me hanno un significato e magari non l’hanno per nessun’altro. Oppure per i pochi che lo conoscono. Questo vale per i fumetti, i libri, i dischi o i quadri, come anche per oggetti disparati o i disegni dei colleghi. A volte preferisco regalare certe cose a chi le può apprezzare, ma continuo a conservarne troppe.”
“(Clod) Solo i fumetti… ma amo ancora pazzescamente il medioevo.”
“(GS) Non ho mai collezionato giocattoli.”
Sempre in tema di collezioni, i fumetti che spazio hanno nelle vostre biblioteche casalinghe?
“(MB) Il problema dell’ingombro degli scaffali è la nostra maledizione. Ma come diceva Umberto Eco “la carta stampata è un ottimo isolante termico”.”
“(Clod) Ero arrivato al punto che non avevo più spazio nelle scaffalature in metallo fino al soffitto, che dovetti archiviarli in scatoloni (impilati) sparsi ovunque (sotto il letto, davanti agli armadi, nel corridoio, ecc. Poi , dato che non riuscivo più a girare per casa, ci fu la grande decisione: vendetti tutti quelli che mi interessavano meno (ma li sostituii con dei file digitali, tenevano molto meno posto). Comunque casa mia è ancora una ‘fumettoteca!’”
“(GS) Troppo. Per un lungo periodo, almeno vent’anni sono stato collezionista di fumetti, poi sono guarito e non ho più bisogno di possederne molti, in genere li prendo in biblioteca, li leggo e li restituisco. E poi ci vuole dello spazio che non ho in casa.”
Da bimbo (ma anche ora, eh!) più che per Topolino impazzivo per i fumetti di Editoriale Metro come Geppo, Provolino, Braccio Di Ferro ecc… che ne pensate di loro, anche dal punto di vista dei disegni ovviamente!
“(MB) Facevano parte di quell’editoria che teneva viva l’abitudine della lettura dei fumetti nei bambini e in generale il senso dell’umorismo e dell’ironia. Su Tiramolla venne pubblicato il primo Cattivik che esiste e resiste tutt’ora e molti altri personaggi potenzialmente fantastici. Ma poi ci fu un lunghissimo periodo senza fumetti per bambini, tranne Topolino e pochi altri, e ora ne vediamo le conseguenze.”
“(Clod) C’era sicuramente del buono anche in quelli. Autori come Giovanbattista Carpi, Sandro Dossi, Peroni (Perogatt) Bottaro, Rebuffi, Manfrin, Gavioli, Terenghi e tanti altri che poi son diventati GRANDI.”
“(GS) Ho una foto di me a cinque anni con una copia di Tiramolla, ero anch’io appassionato di quei fumetti. Crescendo e facendo questo mestiere ho avuto modo di conoscere grandi autori come Giorgio Rebuffi, Sandro Dossi, Luciano Bottaro, Adriano Carnevali, Daniele Fagarazzi e Carlo Peroni. Tutti nomi che i giovani appassionati di fumetti credo non conoscano. Li considero dei grandi disegnatori che per il loro periodo erano molto innovativi e originali. Quello era un periodo di grossa produzione di fumetti, soprattutto comici, un bel periodo!”
Assieme al ‘Corriere Dei Piccoli’ e al ‘Giornalino’, esisteva un giornale chiamato ‘Più (E Il Suo Gioco)’ della storica Editoriale Domus e che da ragazzino trovavo irresistibile… ve lo ricordate?
“(MB) Sì, ma mi ricordo ancora di più il suo predecessore francese, cioè ‘Pif Gadget’ delle Edition Vaillant per cui lavorava Clod disegnando Pif il cane e anche io vi entrai disegnando storie del gatto Hercule. Nei suoi anni migliori, grazie anche ai piccoli giochini contenuti nella rivista, Pif Gadget arrivò a vendete un milione di copie!!! Al giorno d’oggi sembra incredibile! Il ‘Corriere Dei Ragazzi’, soprattutto negli anni del direttore Francesconi era fantastico. Se fosse durato vent’anni ora il fumetto italiano sarebbe a livello di quello francese.”
“(Clod) CERRRRTO che me lo ricordo! In realtà era la italiana versione povera del settimanale francese ‘Pif Gadget’ (con il quale stavo ancora collaborando). Il logo di testata aveva il font del settimanale francese e sul quale venivano ripubblicate tante storie apparse in Francia. Purtroppo, non ebbe la fortuna editoriale che aveva oltr’alpe e non ne uscirono tanti numeri.”
“(GS) No, non lo ricordo.”


Mi ricollego alla domanda fatta a inizio intervista: in un mondo ipertecnologico, il fumetto che futuro avrà secondo voi?
“(MB) Il fumetto esisterà sempre! Adesso siamo tutti drogati di mito tecnologico perché ci hanno convinti che essere consumisti tecnologici è fico, e che adeguarsi al progresso (e consumismo) tecnologico è un dovere esistenziale. Ma poi l’umanità si stuferà di tutta questa virtualità in mano a poche concentrazioni di potere e ad algoritmi che piallano idee, gusti e cervelli. Prima o poi si cercheranno di nuovo cose vere e autentiche, sempre che l’umanità sopravviva abbastanza e la tecnologia non ci estingua tutti.”
“(Clod) Per quel che mi riguarda sono ancora un cultore della carta, matita, penna, calamaio, pennello, e pennarelli, ma non nego che il PC è uno strumento che aiuta e non bisogna trascurarlo. Ovviamente si andrà sempre di più verso la tecnologia e forse (FORSE) si lavorerà solo con la tecnologia. Per conto mio mi diverto ancora a disegnare alla vecchia maniera… e spero divertirmici SEMPRE… e ancora per tanto tempo!”
“(GS) Sopravviverà al digitale come prodotto di nicchia ma non credo avrà più una diffusione e un mercato così florido come fu negli anni passati.”
Siamo quasi in chiusura… Domanda che vi avranno fatto in millemila: un consiglio a un ragazzino che volesse intraprendere questo lavoro?
“(MB) Pensare soprattutto a divertirsi disegnando e inventando personaggi e storie. Se non ci si divertite abbastanza da sopportare gli aspetti sgradevoli (che ci sono ovunque) vuol dire che la strada giusta è un’altra e si deve poter cambiare sempre. E poi, di non credere che “volere è potere”. Noi possiamo solo fare volentieri dando il meglio di noi stessi in ciò che amiamo, il resto succede per caso, anche se a volte si origina grazie a qualcosa che abbiamo fatto. E se si fallisce non è detto che sia un male, a volte è una fortuna.”
“(Clod) Quando tengo corsi di fumetto (a qualsiasi livello) una delle prime cose che dico agli allievi è: “RISPETTATE LE SCADENZE DI CONSEGNA! E’ IMPORTANTISSIMO!” Poi è ovvio che ci vuole anche un treno di fortuna! ”
“(GS) Leggere molti fumetti, guardare il lavoro dei grandi autori, disegnare molto, non essere permalosi e accettare le critiche.”
I prossimi progetti che vi vedranno coinvolti?
“(MB) Non ho particolari progetti, procedo girovagando senza meta precisa pronto a cogliere la serendipità. Mando avanti la storica strip di Zio Boris (creata da Castelli e Peroni ormai 60 anni fa) finché mi diverto in tutta libertà per onorare al meglio Castelli.”
“(Clod) Da quasi un anno sto collaborando con una casa farmaceutica con tavole a fumetti a colori.”
“(GS) Una serie di fumetti per ragazzi sul tema dell’Arte.
Due modenesi e un torinese: adesso mi dovete dire il vostro piatto della vita, cui non rinuncereste mai!
“(MB) Mi vien da ridere pensando a cosa ti risponderà Clod. Per me il piatto irrinunciabile è… sai che non lo so? Troppe cose mi piacciono e “posso rinunciare a qualsiasi cosa, ma non alle tentazioni” come scriveva Oscar Wilde.”
“(Clod) La pizza margherita con le patatine fritte e acqua frizzante (sono intollerante all’alcool) sono il mio ‘Palato d’Achille’.”
“(GS) Una carbonara!”
Come sempre facciamo: ultima parola a voi…
“(MB) Evviva il gioco!”
“(Clod) Quando chiudo un corso di fumetto, il mio motto è: ‘Il fumo fa male, il fumetto NO!'”
“(GS) Evviva il fumetto!”

