E’ stata l’ospite d’onore all’appena trascorso Festival Del Fumetto. La grandissima doppiatrice, ma anche attrice e cantante Emanuela Pacotto per noi è un vero e proprio mito dell’infanzia e dell’adolescenza. Non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di intervistarla e carpire così aneddoti di una intera carriera nello spettacolo.

Ciao Manu, è un vero piacere averti sulle nostre pagine digitali! Come prima domanda direi di andare indietro nel tempo, agli anni di studio per diventare attrice…
“E’ stata un’esperienza bellissima, formativa. Considera che frequentavo già da anni una scuola di recitazione privata e a un certo punto quando ho capito che avrei voluto fare questa cosa seriamente e professionalmente, ho optato per un’accademia. C’erano due accademie a Milano, una era l’Accademia D’Arte Dei Filodrammatici e quella del Piccolo Teatro. Ma io avevo sedici anni e all’Accademia Dei Filodrammatici si poteva entrare a diciassette, mentre a quella del Piccolo a diciotto. Per cui appena compiuti diciassette anni, mi son detta: “Provo a fare l’esame di ammissione!” …mi hanno presa e ho cominciato quest’avventura. Posso dirti che sono stati due anni molto belli e molto importanti, perchè ho avuto degli insegnanti straordinari che mi hanno fatto amare ancora di più il mondo della recitazione, del teatro, della televisione e di tutto ciò che è venuto dopo. Mi hanno formato fornendomi i mezzi per poter lavorare e crescere in autonomia – un pò come un’università – in pratica, mi hanno dato un metodo di studio. Non finirò mai d’imparare, però lì ho avuto gli strumenti per poter navigare, costruire e gestire un testo o uno specifico personaggio.”

“Il primo anno è stato di preparazione, non si lavorava su testi teatrali, ma si lavorava su poesie o testi simili. Stare settimane su una poesia potrebbe sembrare una cosa noiosa, ma se ti piace, questo ti forma e ti dà la chiave di volta per poter continuare a fare questo lavoro per tutta la vita. Il secondo anno invece ho avuto il grande privilegio e onore di avere come insegnante Ernesto Calindri, di cui forse i più giovani forse non si ricorderanno. Una persona carismatica come lui ci ha formato con il teatro classico, della serie: devi mangiare o bere in scena? Mangi e bevi realmente in scena! Per far finta c’è sempre tempo, ci diceva! Anni insomma meravigliosi: di studio, di formazione, anni in cui non pensi ai risultati, anni in cui hai ancora tutti i tuoi sogni nel cassetto e senti che potrai realizzarli tutti! E per questo ci dai dentro tantissimo!”

Arrivò poi ‘Licia Dolce Licia’ dove interpretasti il  ruolo di Marika. Un ricordo di quel mitico set?
“Anche quella è stata un’esperienza incredibile, nel vero senso della parola! Guarda, ho dei ricordi pazzeschi: noi ragazze, supporter dei Bee Hive, ai loro concerti… e un tifo, un entusiasmo incredibili da parte del pubblico! Girammo allo Studio Zeta e nelle serate precedenti, lo staff aveva avvisato la gente che saremmo stati lì a registrare. Quindi chi avesse voluto partecipare come pubblico sarebbe stato il  benvenuto. Un delirio pazzesco! C’erano tanti grandi gruppi allora, ma penso che anche i Bee Hive abbiano fatto la storia! Arrivavamo con le macchine coi vetri oscurati, e una volta scesi avevamo i bodyguard che ci facevano scudo per farci passare, sennò non saremmo mai riusciti ad oltrepassare la folla che ci aspettava… da non crederci!”

E con quale personaggio avevi legato di più?
“In realtà abbiamo fatto gruppo un pò tutti quanti! Cristina allora era già famosissima… personalmente ho legato tanto con Sebastian Harrison (Satomi), ma… posso dirlo? Lui era a digiuno di tutto ed io l’ho aiutato tanto provando le parti assieme, dandogli suggerimenti. Abbiamo lavorato molto assieme, divertendoci, prima di affrontare le riprese vere e proprie!”

Feci questa domanda anche a Cristina D’Avena: se ci fosse una nuova stagione dei telefilm di Licia, con tutti gli storici personaggi e ambientata ai giorni nostri, ti piacerebbe l’idea di parteciparvi?
“Assolutamente, tutti lì!!! Tutti presenti! E credo che tutti accorrerebbero, sarebbe uno di quei momenti goliardici che rimarrebbero nella storia!”

Il grosso della tua carriera è legata al mondo dei cartoni animati… ti è dispiaciuto non dedicarti anche ad altri progetti?
“Beh sai, magari una persona parte con delle idee, ma poi la vita ti porta verso altre strade. Ho imboccato la strada del doppiaggio che mi ha dato ‘discrete’ soddisfazioni; direi che non potevo chiedere di più, eheh! E’ chiaro che questo mi ha precluso altre cose… mi sarebbe infatti piaciuto fare anche doppiaggio di film o telefilm. Ma poi arrivavano: “C’è un nuovo cartone in arrivo: vai, chiamiamo subito la Pacotto!”. Quindi negli anni il fatto di seguire i cartoni, mi ha un pò cucito addosso quel tipo di ruoli. Per il discorso di poter partecipare fisicamente a fiction o cinema, mi sarebbe tanto piaciuto; ci fu un periodo in cui facevo avanti e indietro da Roma. Ma erano altri tempi, si produceva molto meno e c’erano minori possibilità… inoltre se non facevi parte di “certi giri” era più problematico arrivare a certi ruoli. Diciamo che son quelle cose per cui, semplicemente, si aprono alcune strade e se ne chiudono altre. Ho però fatto delle esperienze che in pochissimi si ricorderanno… appena uscita dall’Accademia feci un provino e fui presa come personaggio fisso per un telefilm della Rai dal nome ‘Atelier’, ambientato nel mondo della moda. C’erano nome della caratura di Paola Pitagora, Lino Capolicchio, Elsa Martinelli, Flavio Bonacci. Un set dove – anche lì – ho imparato tantissimo! Ha avuto un grosso riscontro, anche perché c’era la partecipazione dei maggiori stilisti italiani e venne girato sulle passerelle di nomi come Armani, Valentino.”

Lo ricordo! Una sorta di ‘Diavolo Veste Prada’ nostrano…
“Esatto, ma moooolto prima. Ed era ambientato in un giornale di moda proprio come il film di David Frankel. Ci lavorammo per tanti mesi, per un totale di otto episodi… dopodichè partecipai ad un altro progetto Rai di Carlo Carlei, un regista straordinario: in pratica il suo primo lavoro. Fu un cortometraggio in alta risoluzione, dato che in Rai erano arrivate queste nuove macchine da presa ed erano da sperimentare… visti i primi girati, gli chiesero di allungarlo e diventò un mediometraggio di una quarantina di minuti. Si intitolava ‘Capitan Cosmo’ ed è stata l’ultima cosa che girò Walter Chiari; in questo bellissimo mediometraggio interpretavo sua figlia: emozionante davvero! Che poi era un poco matchato con fumetti e supereroi… insomma, di esperienze ne ho fatte! Ma poi c’è sempre tempo, sono ancora giovane, ahah!” 

Dei cartoni storici anni 70/80 c’è un personaggio che avresti voluto doppiare?
“Da piccola adoravo Candy Candy! E quanto ho pianto! Ma come doppiaggio mi ritrovo di più in personaggi “moderni”: rispetto ad una Creamy preferisco di gran lunga una Rina di ‘Slayers’ e quindi va bene così!”

Sei stata nel paese del Sol Levante due volte: ti sei mai approcciata con doppiatori nipponici?
“Allora, la prima volta ho fatto la turista con il classico tour, la seconda volta invece in compagnia di Giorgia Vecchini abbiamo accompagnato il team italiano al World Cosplay Summit. E’ stata una esperienza “dietro le quinte”, non legato direttamente al mondo dell’animazione. Ma ho conosciuto giapponesi che quando hanno scoperto che doppiavo Bulma in Dragon Ball sono impazziti. “Ma sono solo solo la voce italiana!”, dicevo loro: non importa, per loro ero la doppiatrice di Bulma! Però non mi è mai capitato di incontrare dei colleghi nipponici… mi è capitato invece, durante la finale WCS, di incontrare il doppiatore di Amuro Ray (Peter Rei in ‘Mobile Suit Gundam’; ndA) Tōru Furuya, dato che era in giuria. E ho anche una foto con lui, meraviglioso! Infine io e Giorgia abbiamo cantato in backstage con Ichiro Mizuki, dopo che lei gli ha dato il “la”: una cosa indimenticabile!”

Qui, il filmato su YouTube, al minuto 3:32:

Esiste un personaggio che ami in assoluto più degli altri?
“Lo dico sempre, ho una simpatia speciale per Rina Inverse di ‘Slayers’! Ma devo dire che devo tanto a Nami di ‘One Piece’ soprattutto in questo periodo dove stiamo ridoppiando la serie (per Netflix; ndA), quindi la sto rivivendo a 360°! Ma poi con un anime che dura da così tanto tempo, vivi talmente tante cose con quel personaggio che fa praticamente parte di te.”

Hai mai avuto un momento di vero panico davanti al microfono?
“Quello no, perchè in genere ho sempre un sempre un approccio istintivo. Della serie: ho studiato, mi sono preparata, ho vissuto esperienze che potrò appiccicare ai vari personaggi e quindi porto davanti al microfono tutto quello che sono. A cui aggiungo poi la passione e la voglia di dare il meglio; infine, lascio che sia il personaggio a prendermi per mano e a farmi capire di cosa ho bisogno. Ci sono poi personaggi importanti: tipo quando mi è capitato – dopo tanti anni – di ritrovarmi davanti a Dragon Ball e hanno iniziato a tremarmi le gambe! Mi dicevo: “Manu, ma è Bulma!”. Solo che quando c’è un’attesa pazzesca, vai un pò nel classico panico da prestazione; però poi è partito il primo fotogramma, tutto è passato ed è come se io e lei non ci fossimo mai lasciate!”

Entriamo ora nel nostro mondo dei toys… che bimba era la piccola Emanuela e quali i suoi giochi prediletti? Immagino non mancassero le Barbie…
“Emanuela è una bimba che ha sempre amato alla follia le Barbie… così tanto che quando si rompeva una loro gamba, non se ne comprava una nuova: si riparava quella! E poi avevo una mamma meravigliosa che per Natale cuciva a mano tutti i vestitini, quindi le mie Barbie avevano veri outfit esclusivi! Poi come tutti i bambini avevo il mio pelouche preferito che era una giraffa, la mia giraffina! E quindi se devo pensare al mio mondo dei giochi, era questo!”

E proprio a proposito di Barbie, ne collezioni ancora o hai qualche edizione particolare?
“Siccome sono cresciuta e sono diventata la sua voce italiana, ogni anno mi arriva Barbie Magia Delle Feste. Poi le guardo e mi dico “questa ce l’ho già, ma forse quella di due anni fa era più bella” e alla fine le tengo tutte e due! Ne ho davvero una valangata e in più nel tempo mi sono state regalate delle Barbie speciali, tipo l’edizione Andy Warhol con un abito tutto particolare e altre che sono pezzi da collezione di cui sono orgogliosissima, tutte in bella vista nella mia libreria!”

Il cartone di cui non ti sei mai persa una puntata…
“Ah beh, devo tornare sul discorso ‘Candy Candy’. Ma ancor di più ti dico ‘Goldrake’! Ero davvero innamorata di Actarus ed ero convinta che un giorno sarebbe venuto da me e mi avrebbe portata via! Ci impazzivo… e di ‘Goldrake’ non me ne son persa neanche una puntata!”

Siamo al Festival Del Fumetto: ti piacciono? E se si, quali i tuoi preferiti?
“Quando ero piccola ero innamorata dei Fantastici 4, anche se quando son cresciuta ho poi perso tutti i miei albi… una cosa che potrebbe far urlare dalla disperazione un appassionato! Ancora i manga non erano arrivati da noi, ma posso dire che la mia infanzia l’ho passata in loro compagnia!”

Con l’imperversare dell’intelligenza artificiale in ogni ambito, come vedi il futuro del lavoro di doppiatore?
“Diciamo intanto che per ora i costi sono tali per cui l’AI non riesce a sostituire un certo tipo di lavoro come questo, dato che l’opera dell’uomo in questo momento costa meno! Non solo per il nostro campo, siamo di fronte ad una grossa sfida che possiamo cercare di vincere soltanto rimanendo umani. La nostra epoca ti richiede sempre la perfezione e di essere performante: ma se noi rimaniamo umani, mantenendo la nostra fragilità e la nostra “imperfezione”, la nostra fantasia e la nostra capacità di inventare ed improvvisare, questa sfida la vinceremo. Ti faccio un esempio: mi era capitato un film di ‘Naruto’ e quando arrivò il mio turno al doppiaggio, ero afona; al che mi han detto che potevo prendermi il mio tempo. Ma dopo una settimana, sotto consegna, avevo recuperato un poco di voce, ma non ero al massimo! Siccome non potevo urlare, dato che non avevo le ‘alte’, ho cambiato completamente interpretazione. La mia parte è quindi diventata più roca e ‘cazzuta’! Questa cosa una macchina non può prevederla, ma tu si! Quindi quello che potrà salvarci è trovare dentro noi stessi quelle particolarità che ci differenziano da una macchina!”

Siamo in chiusura, quindi ecco la domanda di rito: il tuo piatto preferito in assoluto?
“La pizza!!! La pizza assolutamente!!! Ho fatto il liceo artistico, ero a scuola fino alle 14 e da lunedì a venerdì in pausa pranzo uscivo e dal panettiere di fronte prendevo un pezzo di pizza! L’ho mangiata per tutti quegl’anni e invece di non sopportarla più, nel tempo l’ho amata ancor di più! Pizza forever!!!”

Ultima consueta parola a te…
“Lo faccio fare a Jessie del Team Rocket Pokemon: un saluto a tutti i lettori di Toys Army 1999 e si riparte alla velocità della luce, ahahah!!!”