Testo e foto di Luca Bernasconi.

Quando si parla delle sigle anime che hanno segnato gli anni ’80 e ’90 in Italia, è impossibile non citare la voce potente e inconfondibile di Claudio Maioli. Con gli Spectra ha regalato energia e carattere a una delle opening più amate di sempre: ‘Ken il Guerriero’, diventata un vero cult per intere generazioni cresciute tra VHS, TV private e pomeriggi davanti ai cartoni animati.
In questa intervista ripercorriamo insieme a Claudio quegli anni irripetibili, tra musica, aneddoti, retroscena e il legame ancora fortissimo con i fan di Kenshiro.

Ciao Claudio e ben trovato sulle nostre pagine digitali… direi di partire dagli inizi: qual è stata la tua formazione musicale, il tuo primo approccio con la musica?
“Il mio approccio con la musica fu piuttosto precoce… dei parenti mi han ricordato man mano che crescevo di una adolescente che si preparava per l’esame di pianoforte per il conservatorio e pare che io, bambinetto sui quattro anni, rimanessi rapito da questa cosa. Poi qualche anno dopo, quando dalla Lombardia ci trasferimmo in Liguria, sui sette anni ho chiesto ai miei di poter prendere lezioni di pianoforte, forse per amore della musica, ma soprattutto per una ragazzina dai capelli rossi, mia compagna di classe. Essendoci solo un’insegnante di piano in paese, sapevo che avrei incontrata questa amichetta senza alcun “competitor”. Purtroppo quell’insegnante venne a mancare e chi la sostituì notò che quando ascoltavo i brani di Carosello, ero in grado di riprodurli a orecchio! Da un lato se mi eleggeva ad esempio per gli altri allievi, da un altro li diffidava dal suonare ad orecchio e diceva loro di studiar la musica. Siccome a scuola finì che non studiavo molto, questa insegnante mi “congedò” dicendo che ero sufficientemente preparato. Così smisi, continuando un po’ ad orecchio; quando fui più grande, al liceo classico ci fu una competizione a Ventimiglia, organizzata da Mani Tese… ci fu poca beneficienza dato che il pubblico era composto per lo più da parenti e amici, ma fu una grande soddisfazione parteciparvi. Da lì poi cambiai città per andare all’università, ma il gruppo The Kites, sopravvisse fino a poco tempo fa, quando morì uno dei componenti originari… addirittura partecipò a un evento, il Millennium Beat a cavallo proprio tra 1999 e 2000, con tanti “reduci” del periodo cui partecipai anch’io a sorpresa.”

Nella tua formazione da musicista professionista figurano numi tutelari della musica italiana… ce ne vuoi parlare?
“Ma guarda, io mi sono spesso definito – parafrasando il film ‘Turista Per Caso’ – “turnista per caso”, nel senso che ho collaborato come hai detto con diversi musicisti storici. Io bazzicavo attorno al jazz, dovevo ancora diplomarmi all’università (mancava un esame e il completamento della tesi di laurea); viene dentro alla sala prove dove mi trovavo l’amico Bob Callero, musicista con già all’attivo parecchi dischi, ed anche uno con Battisti… “Vuoi fare un disco con Lucio?” “Lucio chi?” gli risposi… “Lucio Battisti!”. Ci andai e posso dire che l’esperienza con lui è stata molto gratificante, perchè se Lucio ti stimava era bello stare assieme a lui… era un curioso, un vero artista e soprattutto desideroso di parlare, ovviamente se trovava l’interlocutore giusto.”

“Con Lucio realizzai il mitico album ‘Anima Latina’, vera svolta nella sua carriera. Per me fu il primo disco in studio. Poi arrivò ‘Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera’, con ‘Ancora Tu’ e sempre io alle tastiere. Venendo da Genova, succedeva che mi fermassi spesso al Mulino (Anzano Del Parco in Brianza; ndA), studio di Mogol e dello stesso Battisti, ed era attrezzato di tutto… avevamo anche una famiglia che cucinava per noi! Finiti i turni di registrazione, molti colleghi tornavano a casa dalle famiglie a Milano. Lucio invece non voleva tornare, dato che la casa che stava facendo costruire in Brianza non era ancora pronta; e così io ho avuto la fortuna di rimanere con lui da lunedì a venerdì, facendo sempre le tre di notte! Aveva poi una formula simpatica per congedarci reciprocamente: “Anche per questa sera avete ascoltato non tutto, ma di tutto!” Fu davvero un bel rapporto!

L’approccio con le sigle arrivò a metà anni ottanta con quella di ‘Pat Ragazza Del Baseball’…
“Che tra l’altro non l’arrangiai neanche perchè non stavo molto bene, ma ci pensò il compianto e bravissimo Corrado Castellari. Davvero una gran persona! Mi occupai della musica di ‘Pat’, mentre il testo lo scrisse Loriana Lana. Componemmo assieme il brano nella mia stanza studio, una frase alla volta e venne poi cantato – come saprai – dal gruppo Le Mele Verdi di Mitzi Amoroso.”

Arriviamo al mito Ken Il Guerriero… come arrivarono a te per la sua sigla, ma soprattutto come nacque quella sigla, con il testo di Lucio Macchiarella?
“Lucio Macchiarella che tra l’altro non conoscevo ancora… comunque i brani delle sigle nascevano autonomamente – musica e testo – senza tener conto delle sigle originali giapponesi. In quel periodo per colpa/merito di Ivan Graziani che conobbi per la prima volta con Lucio Battisti, lavoravo nei primi anni ’80 in RCA con il ruolo di consulente editoriale, presso il Cenacolo; un luogo di rappresentanza dove gli artisti potevano dialogare tra loro o ricevere ospiti. Avevo l’incarico di ascoltare delle cassette, col potere di veto. Se a me piaceva, andavo dal mio capo a proporre l’artista… poi magari non succedeva niente, ma tra i tanti ascoltati una di questi fu Mariella Nava, capendo subito che era una tostissima!”

“Essendo in quel giro, l’indimenticato produttore della RCA Anselmo Natalicchio, mi chiese se avrei scritto una canzone dei cartoni animati, appunto ‘Pat La Ragazza Del Baseball’ nel 1983. Essendo quasi la fine degli anni 80, non si sgomitava come negli anni passati. Tre anni dopo mi hanno riproposto – questa volta Olimpio Petrossi sempre con Anselmo – di far la sigla di questo cartone ‘Ken Il Guerriero’. Un piccolo dettaglio che non tutti sanno: combinazione, avevo registrato la strofa iniziale “Mai mai scorderai…” per una speculativa pubblicitaria, forse per delle caramelle. Avevo quella strofa e l’avevo conservata. Poi da chissà dove è arrivato il resto, è nata tutta la musica della sigla! Per quanto riguarda Lucio Macchiarella, era l’uomo di fiducia in RCA per i testi, ma non lo conoscevo ancora… lo conobbi nel 2000 alla prima ‘Notte Delle Sigle’ al Piper romano. Ed amici lo diventammo nel 2007 grazie ad una persona come te, che mi intervistò per un sito che chiama HokutoNoKen.it, Filippo Carelli. Venne a Roma ad intervistarci e concordammo di fissare l’intervista proprio a casa di Lucio. Tornando alla sigla di Ken, in pratica non mi diedero scelta: mi dissero “Questa la canti tu!”

In quegli anni i 45 giri si sprecavano, ma ‘Ken Il Guerriero’ non lo ebbe. Bisognerà attendere per il primo vero 45 giri il 2010 da Coniglio Editore, prodotto da Tv-Pedia, con la sigla riarrangiata e ricantata da te..
“Non solo! Io mi ero rivolto all’amico Giacomo Vitullo che suonava in una cover band e viste le visualizzazioni su YouTube della canzone, ho pensato di fare quel disco che non c’era, dopo ventiquattr’anni! Con Francesco Coniglio, pace all’anima sua, ci eravamo conosciuti tempo prima, dato che mi aveva commissionato un libro – l’unico che ho scritto – facendo un bellissimo lavoro da punto di vista editoriale. Quando gli parlai del singolo di Ken mi disse che lo avrebbe finanziato lui. Essendo Francesco inoltre un vecchio rockettaro era anche un appassionato di vinile: non solo fecero quello nero, ma anche una tiratura limitata in vinile rosso. Con quella copertina poi che era una piccola opera d’arte!” 

Stefano Bersola che si è esibito con te poco fa, fece una cover del brano molto particolare che non fu apprezzati dai die-hard fans…. un tuo pensiero a riguardo?
“Lo fece di sua iniziativa e per questo Stefano venne quasi bullizzato… addirittura in occasione di un’edizione del Cartoon Village registrai un video in sua difesa, perchè lo avevano trattato malissimo. Anzichè ringraziarlo per il suo personale omaggio ai fan della serie… mah!”

Perchè scegliesti il nome Spectra?
“Con l’amico Massimo Cantini, che aveva firmato un sacco di canzoni molto belle – anche per Mina – facevamo musiche per sonorizzazioni e sapendo di questa sigla, si prestò a fare il falsetto nel brano. Essendo in due, eravamo “abbastanza” per fare un gruppo. Avevo suggerito un nome che era improponibile: Bibì e Bibò, come i gemelli della Tordella del Corriere dei Piccoli! Invece optammo per Spectra, più ideale per il personaggio di Kenshiro!”

Claudio, ma non hai mai avuto voglia di vedere qualche episodio della serie?
“No e so di aver procurato un dolore ai fan! Quando l’ho scritta, registrata e cantata io andavo verso i quarant’anni… in confidenza, ai tempi quello che mi disturbava molto era l’animazione giapponese, venendo io da quella Disney che era ben diversa. Addirittura ero affascinato da alcuni cartoni che arrivavano dall’est europa (‘La Famiglia Mezil’ fu uno di questi; ndA), di una raffinatezza straordinaria. Insomma, trovavo i cartoni nipponici un po’ troppo elementari.”

Quali erano i tuoi giocattoli preferiti dal piccolo Claudio?
“Quando ero bambino io giocavo con il Meccano, questo da quando ho capito che non potevo fare il medico. Io avevo un mito: il nostro medico di famiglia, un pediadra che vedevo come un nume tutelare. Credo che una volta mi feci regalare un carrellino in miniatura simile a quelli degli ospedali, con i ferri eccetera. Solo che alla prima occasione in cui mi prelevarono il sangue, svenni… e quindi capii che il medico forse non era la mia strada eheh! Con il Meccano andavo poi ben oltre quello contenuto nelle istruzioni. E altra passione poi, erano i trenini elettrici.”

Tempo fa, se non sbaglio, dichiarasti di stare lavorando a una tua autobiografia… che ne è stato?
“Credo di essere ad una svolta! Con una amica stiamo giocando a “Io faccio lo scrittore e tu l’editor”; siccome è appassionata del Libro Cuore – conserva ancora una edizione particolare regalata dal suo papà – vorremmo inserire nell’autobiografia alcuni miei racconti scritti negli anni, ma la cosa più originale sarà quella di farmi narrare da Kenshiro stesso. Questo perchè già da tempo avevo immaginato Kenshiro che mi appariva in forma “spirituale”, quasi “cazziandomi” per il fatto di non essermi mai interessato alle sue storie, nonostante lui mi abbia donato quella notorietà che ho. Immaginai dunque che mi conoscesse da sempre e che da sempre mi proteggesse nelle circostanze più avverse: non tanto con la sua forza fisica ma con saggezza e spiritualità. Ho deciso quindi di provare a reinventarlo con l’aiuto del cinema e della letteratura. L’ho quindi trasformato da guerriero postapocalittico nel raffinatissimo e coltissimo monsieur Ozu de ‘L’Eleganza Del Riccio’, via ‘Ghost Dog’, sino a ‘Pane E Tulipani’ dove spicca l’eloquio fiabesco e fantasioso del compianto e grandissimo Bruno Ganz. In tutto ciò questo rinnovato Ken mi narrerebbe in prima persona, salvo nelle digressioni che vedrebbero per lo più la formula ‘Sostiene Kenshiro’ (ispirata al libro ‘Sostiene Pereira).”

E quando pensi potrà uscire?
“Ma anche mai, eheh! Ritengo banalmente – anche anagraficamente – dato che son tanti anni che scrivo, che il bello della scrittura… è scrivere! Poi in Italia, come saprai, si pubblicano svariati titoli al giorno, senza contare quelli scadenti mandati al macero. E poi, se prendi i mezzi pubblici lo sai: quanta gente vedi con un libro in mano? Tutti con il cellulare… e ho detto dutto! Diciamo che questa autobiografia forse uscirà! Mi è poi venuta in mente un’idea contro la paura della morte, giusto l’altro ieri, leggendo un libro di un grande violinista: sai che c’è? Io faccio che son immortale, sticazzi eheh! E quando capiterà, spero solo di non accorgermene!”

Sei cremonese di nascita e ti riservo un’ultima domanda culinaria: il tuo piatto preferito?
“Da Cremona in realtà mi han portato via quando avevo due anni e mezzo. Poi ho continuato ad andarci perchè i miei padrini di battesimo erano cremonesi… ogni anno alle feste comandate preparavano il cappone, tipico della Lombardia. Ma posso dirti che mio papà che era della provincia di mantovano faceva sempre i tortelli con la zucca! A tal riguardo mi riprometto di mandarti un mio raccontino su un personaggio che confezionava proprio i tortelli con la zucca!”

Non vedo l’ora di leggerlo! Senti, Claudio, grazie del tuo tempo… a te la nostra consueta ultima parola ai nostri lettori!
“Lettori mi piace! A loro va tutta la mia riconoscenza, perchè per quasi quindici anni non ho saputo che Kenshiro avesse una fama e di conseguenza la mia sigla… dopodichè mi sono ritrovato ricoperto, magari non di denaro, ma di cose molto più preziose! Ho subito interventi importanti, sino ad avere “scherzosamente” il cuore sul comodino e quando ho saputo di questa fama, me la son giocata; addirittura in ospedale mi chiedevano i selfie il chirurgo o il riabilitatore. Grazie quindi a tutti voi!”

  • Luca Bernasconi

    Appassionato di toys (japan robot, action figures, LEGO e molto altro) da sempre, ho salutato con favore il crescente interesse del pubblico verso di loro, grazie anche alle nuove release dei giocattoli storici, che da fine anni '90 ha rinvigorito un mercato che sembrava oramai sepolto. Cerco di non perdermi una fiera o un mercatino a tema, luoghi che mi fanno sentire come a casa.

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