Steve Sylvester è forse l’ultima vera rockstar del Bel Paese, ha portato l’horror (metal) rock nella Penisola con i suoi Death SS, in anni in cui imperversava il punk. E lo ha fatto con dischi scioccanti nonchè con show grandguignoleschi, che se da una parte han scandalizzato l’opinione pubblica, dall’altra hanno trasformato la band in un vero Culto da parte di migliaia di adoranti fans, in Italia come anche all’estero.
Ma il Nostro è anche una persona molto profonda, di ottimi discorsi e con cui disquisire di tutto: dalla musica sino ai suoi adorati fumetti erotic-horror, passando alle action figures di cui è collezionista. Questa volta chi scrive ha pensato ad un’intervista a tutto tondo e Mr.Sylvester – squisitissimo come sempre – si è aperto con Toys Army 1999.
Ciao Steve, è sempre un piacere parlare con te… anzitutto benvenuto sulle nostre pagine digitali. So che sei presissimo nella promozione del nuovo album dei Death SS ‘The Entity’. Per quei lettori che non sono avvezzi alle sonorità metal, faresti una breve – anche se so che è quasi impossibile 🙂 – introduzione alla band e a questo nuovo full length?
“Ok, sarò super conciso: i Death SS sono una rock band italiana formatasi nel 1977. Hanno sempre trattato tematiche legate al mondo dell’horror, mutuato da romanzi gotici, occultismo, films di genere e fumetti. Il nuovo album si intitola ‘The Entity’ ed è un concept basato sul tema del “doppio”, con riferimenti alle opere letterarie di Stevenson e Hogg.”

Andando alle tue origini, quando capisti che – come Alice Cooper negli USA – anche in Italia il metal rock e l’horror potevano andare a braccetto?
“All’epoca ero solo un ragazzino. Amavo alla follia i film horror con i mostri classici, quali il vampiro, il lupo mannaro, la mummia eccetera. Collezionavo anche tutti i fumetti horror-erotici dell’epoca, titoli come Jacula, Zora, Terror, Oltretomba ecc. Quando scoprii prima gli Sweet e poi Alice Cooper, pensai che tutte queste cose che mi piacevano potevano unirsi in un unico progetto, e così nacquero i Death SS!”
L’occulto in musica è un mondo molto affascinante, che però spesso può trascinare in baratri in cui molti sono caduti. Qual’è il tuo pensiero a riguardo?
“Dopo delle brutte esperienze avute da giovanissimo in tal senso, ho cercato sempre di dividere quella che è una crescita spirituale personale da quella che è invece una rappresentazione teatrale o una citazione culturale. Ho sempre preso questo argomento molto sul serio, ma non ci dobbiamo dimenticare che la musica è principalmente intrattenimento.”
Non sei mai stato un angioletto da ragazzo. Mi raccontasti in altre occasioni di averne combinate di cotte e di crude… lo Steve di oggi cosa direbbe a quel “monello”?
“Probabilmente lo lascerei fare, così come in definitiva fecero i miei genitori. Attraverso le esperienze, anche quelle negative, si forma il carattere. L’importante è crescere, riconoscere e fare tesoro degli errori passati e cercare di non farli più. Alla fine è il “buon senso” che abbiamo dentro di noi che ci deve sempre guidare.”
Passando a tematiche più leggere, sei da sempre un appassionato del fumetto erotico/horror nostrano. Quando nacque questo tuo amore e quali le collane che più amasti/ami tutt’ora?
“Da bambino trovai una pila di fumetti nell’armadio di un mio zio e mi colpirono moltissimo. Titoli come Isabella, Goldrake Playboy e Messalina delle Edizioni ErreGi. Dal momento che erano catalogati come fumetti “vietati ai minori” mi erano severamente preclusi e questo non fece altro che aumentare in me il desiderio di metterci le mani sopra. Ovviamente ci riuscii e di lì a pochi anni iniziai a collezionarli tutti. I miei preferiti erano quelli a tematiche horror tipo Jacula, Terror, Oltretomba, Zora ecc…”
Gli artwork di molte copertine sono veri e propri capolavori… quali sono i tuoi artisti prediletti?
“Indubbiamente le copertine di quei fumetti erano delle autentiche opere d’arte, rivalutate nel tempo in tutte le parti del mondo. Artisti come Emanuele Taglietti, Alessandro Biffignandi, Roberto Molino e Pino D’Angelico – giusto per citare quattro tra i più grandi – hanno fatto sognare un’epoca di lettori.”
A un certo punto gli editori puntarono sulla somiglianza dei personaggi con attori in voga in quegli anni. Questa scelta meramente commerciale come l’hai vissuta?
“Personalmente io l’ho trovato divertente… Non era infatti raro che il volto di un personaggio dei fumetti fosse ispirato a quello di un personaggio famoso dell’epoca. Basti pensare a Sukia/Ornella Muti, Lando/Adriano Celentano, Il Montatore/Lando Buzzanca e tantissimi altri, specialmente agli inizi degli anni ’80. Sicuramente però l’avranno trovato meno divertente i diretti interessati, che sovente hanno fatto causa all’editore…”
Indubbio era il desiderio di molti disegnatori di porre la donna in una posizione di superiorità/dominazione rispetto all’uomo. Precursori della moderna inclusività/riscatto del gentil sesso, secondo te?
“Più che altro penso che fosse un adattamento al modello dell’immaginario erotico del tempo, fatto di donne supersexy, dominanti e stereotipate, autentiche mangiatrici di uomini…”
Da sempre sei un cultore del cinema horror, soprattutto underground… Quali sono i tuoi registi preferiti? Puoi farmi una top five delle tue pellicole del cuore?
“Non è facile, perché sono veramente tante le pellicole del cinema ‘di genere’ che ritengo indispensabili per la formazione dell’universo ‘deathessessiano’. Cito ‘La Montagna Sacra’ di Jodorowky, ‘I Diavoli’ di Ken Russel, ‘Freaks’ di Tod Browning, ‘Haxan’ di Benjamin Christensen e ‘La Notte Dei Morti Viventi’ di Romero… ma la lista sarebbe lunga!”
Salvo in pochissimi casi, l’horror moderno è in crisi nera. Personalmente film come quelli delle saghe di Conjuring o Terrifier mi han fatto ben sperare, anche se quest’ultima è più una saga gore/splatter. Ma è indubbio che il livello in questi ultimi 20 anni si è davvero abbassato… che ne dici
“Concordo pienamente con te, tanto che lo sto seguendo sempre di meno, a favore – di tanto in tanto – di qualche serie TV dagli spunti se non altro interessanti come ‘American Horror Story’ o ‘The Walking Dead’.”
La domanda sorge spontanea: sei anche lettore di magazine come Fangoria o del più recente Scream, passando per lo storico e nostrano Nosferatu sino agli horror comics anni 90 come Splatter / Mostri?
“Dunque, seguivo quando potevo i numeri di Fangoria e Gorezone – soprattutto negli anni 80 e 90 – e possiedo tutti i dieci numeri usciti dell’italiano Nosferatu, che ritengo fosse una validissima risposta autoctona alle sopracitate riviste. Purtroppo però è durato poco… Conosco bene anche i fumetti Splatter e Mostri della Acme anche se non rientrano tra quelli che ho collezionato. Non conosco invece Scream. Di tanto in tanto seguo anche Nocturno Cinema, con il quale ho collaborato in qualche occasione.”
Non solo fumetti nella vita di Mr. Sylvester, dato che sei anche un collezionista di action figures: ci faresti una piccola presentazione dei pezzi cui sei più affezionato?
“Si, da vero nerd, oltre ai fumetti mi sono sempre appassionato anche di action figures, ovviamente però solo quelle collegate all’immaginario horror. Ho tutti i personaggi 8” usciti per l’americana Mego e tanti altri della NECA, della McFarlane e della Mezco. Non li ho mai contati tutti ma sono centinaia, raccolti durante un’intera vita dagli anni 70 a oggi. Tra tutti forse i miei preferiti sono quelli della serie Universal Monsters 12” della Harbro, veramente ben dettagliati!”
Ma esiste una casa produttrice che proprio adori?
“Se ne dovessi sceglierne una sola, per varietà e quantità di prodotti sceglierei la Mego con le sue figure 8” clothed. Bellissime ma introvabili in Italia (e carissime) anche quelle della Brentz Dollz!”
Per queste figures ti fermi solo al loro aspetto o ti piace addentrarti anche in dettagli tecnici? Mi riferisco a tipologie dei materiali, vernici utilizzate, qualità di snodi/articolazioni come diversi collezionisti fanno?
“No, mi basta solo che siano fatte bene!”
Prima di esse, il mondo del collezionismo di giocattoli ti ha mai affascinato?
“No, è stata tutta una conseguenza della passione per l’horror in tutte le sue forme.”

Il piccolo Stefano com’era? Con quali balocchi passava le giornate?
“Beh, quando ero piccolino non esistevano playstation o giochi sofisticati, quindi mi trastullavo con le solite cose con cui giocano tutti i bimbi. Un gioco che ricordo mi piaceva su tutti era lo scatolone del ‘Piccolo Chimico’ con ampolle e provette varie.”
So che sei un amante del fai-da-te: dagli accessori/vestiti della band sino a oggetti del tuo quotidiano. Lo sei stato anche da bambino, magari costruendoti dei giochi?
“In effetti ora che mi ci fai pensare, amavo costruirmi oggetti con il DAS e la creta. Ricordo che una volta rischiai di dar fuoco alla casa dei miei genitori perché avevo messo un sacco di oggetti a seccare nel forno, dimenticandomelo acceso…”
Nei primi anni 60 arrivarono i primi cartoni animati stranieri sulla RAI, fino ad esplodere a fine anni 70 con l’invasione nipponica sulle private, che decretò il successo dei robottoni come Daitarn 3 e Jeeg, ma non solo (vedi Devilman, Polimar, Kyashan e via discorrendo). Ti ha mai appassionato questo mondo da ragazzino?
“No, sinceramente non mi sono mai piaciuti. Non ho mai amato i cartoni animati in genere e quelli nipponici in particolare…”
Permettimi una domanda tendenziosa: hai mai pensato di realizzare un concept Death SS su giocattoli indemoniati/posseduti à la Puppet Master?
“No, ma ora che me lo hai suggerito non si sa mai… eheh!”
Sei anche un “oste” di tutto rispetto nel tuo ristorante fiorentino ‘Il Vegano’ (ci siamo stati: ottimo e consigliatissimo anche a chi vegano non lo è; ndA). Hai mai pensato di aprire un ristorante – vegano ovviamente – a tema horror/metal, una sorta di Transilvania 2.0?
“Sarebbe una cosa molto carina, ma purtroppo credo che non avrebbe molto successo.”
Sei vegano da diversi anni, sino appunto farne – come scritto sopra – una tua attività imprenditoriale. Una domanda che molti ti avranno fatto, ma te la vorrei lo stesso porre: cosa diresti ad un onnivoro per convincerlo a passare ad una dieta vegetale?
“Innanzitutto io non voglio convincere nessuno… Quella del veganesimo deve essere una libera scelta fatta con la consapevolezza che si abbraccerà non solo una “dieta” ma uno stile di vita che si estende a scelte etiche, ambientali e sociali. E’ un approccio che mira a ridurre il consumo e l’uso di prodotti di origine animale, sia nell’alimentazione che in altri ambiti come abbigliamento, cosmetici e intrattenimento, con l’obiettivo di promuovere il rispetto degli animali, la sostenibilità ambientale e un migliore stile di vita generale. Personalmente io ne ho tratto grandi benefici, anche fisici, e mi sento di consigliarlo ma come ripeto, deve essere una libera scelta alla quale arrivare quando ci si sente pronti.”
Pratichi yoga e meditazione, hai una dieta vegana col risultato di un aspetto fisico che definire asciutto e giovanile è un eufemismo. Dicci la verità Steve: punti all’immortalità, eheh?
“Ahah, grazie per i complimenti! In realtà non faccio nulla che non potrebbe fare chiunque altro. Ricordati poi che io sono un vampiro… 😉 “
Quanto credi che i Death SS andranno avanti? Pensi che arriverà il giorno in cui tornerai ad essere solo Stefano Silvestri, dove il tuoi unici impegni saranno magari la ristorazione e tranquille passeggiate nelle campagne toscane nei giorni liberi?
“Mi piacerebbe, ma purtroppo ho fatto un “patto” e i Death SS finiranno solo …in DEATH of Steve Sylvester!”
Un abbraccio e grazie di esser stato con noi Steve: lascio a te l’ultima parola come sempre!
“Un saluto a tutti e non rinunciate mai ai vostri giocattoli, che vi aiuteranno a mantenere vivo il bambino che è sempre dentro di noi!”

