Questa volta su Toys Army 1999 lasciamo un pò da parte il mondo nerd, nonostante questa band l’abbiamo vista on stage all’appena trascorso Como Fun (QUI, il nostro report della seconda giornata): parliamo dei folk rocker trentini The Rumpled. Con loro parleremo di influenze, esperienze e tappe principali, ripercorrendo la storia di un progetto che ha fatto del folk rock il proprio tratto distintivo. Dopo anni di evoluzioni e nuovi stimoli, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la band per conoscerla meglio e scoprire quali saranno i prossimi passi. Spazio quindi ai The Rumpled, tra energia dal vivo e voglia di continuare a crescere!

Ciao ragazzi e benvenuti sulle nostre pagine digitali! Che ne dite di presentarvi ai nostri lettori che ancora non vi conoscono? Come è nato il progetto e quale idea avevate in mente quando avete deciso di dare vita alla band?
“Il progetto musicale nasce nel 2012, con un altro nome e con una formazione diversa, di cui restano oggi soltanto il chitarrista Davide e il bassista Luca. Era una cover band nata per suonare musica irish e celtic punk, con l’aggiunta di diversi brani dei Modena City Ramblers. L’obiettivo era quello di divertirsi e divertire con un genere festaiolo per definizione. Poi ci sono stati diversi sviluppi, cambi di organico, fino al nuovo nome The Rumpled nel 2015 e alla scrittura dei primi brani originali, intorno al 2017. Nel 2023 con l’ingresso di Jack c’è stata una svolta, ed oggi resta poco del sound degli inizi: abbiamo virato su un mix tra folk, pop e rock.”

Nel corso degli anni la formazione ha vissuto alcuni cambiamenti, tra cui l’arrivo di Jack alla voce e quello dell’ultimo arrivato, il nuovo batterista Chris… vi ho visti live al Como Fun e abbiamo visto una grande alchimia tra voi!
“Non possiamo che confermare!”

Quale vostro brano consigliereste per entrare subito nel vostro mondo musicale?
“Senz’altro ‘Dancing Scars’.”

Quali sono le vostre principali influenze musicali?
“È molto soggettivo, siamo molto diversi tra di noi e proveniamo da mondi musicali ed ascolti assai lontani. Ultimamente hanno ispirato la nostra nuova direzione musicale riferimenti eterogenei come i The Hives, alcune band indie-rock, i Mumford & Sons, il cantautorato folk-pop inglese contemporaneo.”

Avete portato la vostra musica live anche fuori dall’Italia. Qual’è il ricordo più bello e che cosa cambia nel rapporto con il pubblico quando si suona in un altro Paese?
“I ricordi sono molti, di quest’anno in particolare ricordiamo con piacere la prima esperienza di tour continuativo di tre settimane, con concerti in tutta Europa a biglietto (e tutti sold out), viaggiando e dormendo sempre in un nightliner. Suonare fuori dall’Italia è per noi la prassi, la nostra fanbase si concentra all’estero. Ogni Paese reagisce a proprio modo, ma purtroppo si deve ammettere che quanto a cultura musicale quasi tutti gli Stati in cui abbiamo suonato sono molto più avanti dell’Italia.”

Il palco è il luogo in cui una band può esprimere al meglio la propria energia. Qual è la cosa che amate di più dei concerti dal vivo? E vi è mai capitato un imprevisto che ancora oggi ricordate con un sorriso?
“Amiamo il rapporto che riusciamo ad instaurare sempre e comunque con il pubblico, una relazione energetica che è l’essenza e il motivo del fare musica per noi. Quanto agli imprevisti, diversi anni fa ci è capitato di iniziare un brano suonando contemporaneamente due canzoni diverse che iniziavano allo stesso modo ed erano vicine in scaletta, ma distanti anni luce quanto alla tonalità. Immaginate il risultato. Dopo diversi secondi non abbiamo potuto far altro che fermarci, fare una battuta e ripartire.”

Oggi social network e piattaforme digitali sono strumenti fondamentali per farsi conoscere e raggiungere nuovi ascoltatori. Come vivete questo aspetto e quanto conta per voi il rapporto diretto con i fan?
“In particolare grazie al lavoro di Jack, che si occupa delle nostre pagine social, abbiamo creato una larga fanbase che è cresciuta tantissimo in poco tempo. Anche sulle piattaforme digitali le cose stanno andando alla grande. Sul digitale è tutto interconnesso, e se riesci a trovare la chiave giusta per il tipo di comunicazione adatta al tuo progetto ne puoi trarre un grande beneficio. L’importante è però restare autentici anche tramite il filtro dei social: non c’è discrepanza tra i video che si trovano sulle nostre pagine e quello che si incontra nei nostri concerti.”

Quando nasce un nuovo brano dei The Rumpled, da dove parte solitamente il processo creativo?
“Dipende… a volte parte da una linea di voce ed altre da un riff strumentale. Di certo il testo arriva sempre in un secondo momento.”

Guardando al percorso fatto sino a oggi, qual è il traguardo che vi rende più orgogliosi e quale, invece, sognate ancora di raggiungere?
“Ciò di cui siamo più orgogliosi è l’essere riusciti a realizzare dei tour europei autoprodotti che stanno riscontrando un grande successo di pubblico, e l’aver fatto nascere e crescere una comunità di fan sempre più grande ed affezionata. Il tutto non cambiando affatto nel nostro approccio alla musica e divertendoci sempre allo stesso modo sul palco. Sogniamo di continuare su questa strada e vedere dove saremo arrivati tra un paio d’anni.”

Parliamo di futuro: a quali progetti state lavorando in questo momento?
“Abbiamo da poco annunciato il nostro nuovo tour europeo per la primavera del 2027 e il nuovo disco che lo accompagnerà, ‘The Road Goes On’.”

Torniamo indietro nel tempo! Che bambini eravate? Quali erano le vostre passioni da piccoli?
“Impossibile rispondere per tutti, sicuramente eravamo sei bambini e poi adolescenti che hanno scoperto la musica più o meno presto, e che non l’hanno più abbandonata.”

Qui a Toys Army 1999 non possiamo evitare una domanda nerd! Tra cinema, serie TV, fumetti, videogiochi, quali sono le vostre passioni?
“Purtroppo parlate con la band sbagliata… probabilmente, però, la maggior parte di noi si divide tra cinema e serie TV, pochi videogiocatori qui…”

Avevate una passione particolare per action figure, robot, veicoli o altri giocattoli? E c’è qualcosa che avete conservato o che vorreste ritrovare ancora oggi?
“Anche qui vi diamo gran poche soddisfazioni…”

Ci abbiamo provato! Ora una nostra domanda classica di fine intervista: qual è il vostro piatto preferito, quello a cui non sapreste mai rinunciare? Venendo voi da zona dolomitica, mi aspetto delle vere leccornie, eheh…
“C’è un dibattito interno, irrisolvibile. Ma, banalmente, la pizza mette tutti d’accordo. Non sapete che in realtà fu inventata a Trento?”

A voi l’ultima parola…
“Grazie mille per il vostro interesse, ci rivediamo a un concerto… vi aspettiamo!”

  • Luca Bernasconi

    Appassionato di toys (japan robot, action figures, LEGO e molto altro) da sempre, ho salutato con favore il crescente interesse del pubblico verso di loro, grazie anche alle nuove release dei giocattoli storici, che da fine anni '90 ha rinvigorito un mercato che sembrava oramai sepolto. Cerco di non perdermi una fiera o un mercatino a tema, luoghi che mi fanno sentire come a casa.

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