E’ stata una delle primissime cosplayer italiane e poi attrice teatrale, cantante, doppiatrice: può bastare secondo voi? Giorgia Vecchini è un’artista a tutto tondo che ha saputo imporsi negli anni grazie alla sua bravura e versatilità. In questa intervista abbiamo approfondito la sua carriera ultra-venticinquennale e scoperto a fondo le sue nerd passions…
Ciao Giorgia e benvenuta a Toys Army 1999… Direi di cominciare con un resoconto del tuo Lucca Comics & Games appena trascorso…
“A Lucca è andata molto bene, le mie attività sono state attinenti all’arrivo della Sensei Akemi Takada in Italia, designer di serie storiche anni ’80, da ‘Lamù’ a ‘L’Incantevole Creamy’, da ‘Orange Road’ che conosciamo meglio come ‘E’ Quasi Magia Johnny’, a ‘Patlabor’ e tante altre. Ho curato la parte merchandising della Sensei a Japan Town, di cui era anche la madrina… successivamente una bella intervista in cui abbiamo approfondito le sue attività in questi anni e il question/answer col pubblico. Dopodichè ho seguito anche l’incontro con Elisabetta Spinelli – doppiatrice di Sailor Moon – in occasione dell’uscita dell’LP per Sprea Editori ‘Cristalli, Petali e Misteri – pink edition’, dove nel lato A si trovano le canzoni delle cinque serie di ‘Sailor Moon’… e nel lato B una selezione delle più famose sigle delle maghette o delle eroine magiche combattenti come ‘Pesca La Tua Carta Sakura’, ‘Un Incantesimo Dischiuso Tra i Petali Del Tempo’, ‘Mew Mew Amiche Vincenti’. Dopodichè ho seguito la conduzione delle gare cosplay in San Francesco, come ECG (Extreme Cosplay Gathering) – ovvero la finale italiana per sapere chi ci rappresenterà al Japan Expo di Parigi nel 2026 – poi la classica gara cosplay domenicale e una serie di piccole attività correlate, soprattutto in virtù del fatto che sono la nuova presentatrice di ‘Crossover Universo Nerd’. Si tratta di un contenitore dedicato al mondo nerd a 360°, ormai giunto alla settima stagione e che vede questo cambio al timone con me, Longo e Dave a parlare di cose nerd appunto, per tutti gli appassionati: come videogiochi, pop culture, action figure, serie TV, anime, manga e tanto altro!”

Parliamo dei tuoi esordi nel mondo cosplay: il primissimo concept quale è stato?
“Ho iniziato nel 1997 con il costume di Sailor Mars semplicemente perchè frequentavo già il Lucca Comics da qualche anno e mi capitava di vedere ragazzi vestiti da personaggi dei giochi di ruolo, personaggi a tema fantasy o vampiresco. Così con gli amici ci siamo chiesti “ma se loro si vestono così, perchè noi non possiamo farlo con i personaggi degli anime che ci piacciono tanto?” Non esisteva ancora la nomenclatura ‘cosplay’ – sembra che sto parlando del cenozoico! – e la diffusione di internet non era così capillare, quindi per anni non abbiamo saputo che questa pratica avesse una denominazione ufficiale. Semplicemente, andavamo in fiera con i costumi “di”… e cosi per me è stato: con il costume di Sailor Mars a marzo ’97, quando Lucca C&G aveva ancora l’edizione primaverile e autunnale. Successivamente ho fatto Pirotess da ‘Record Of Lodoss War’ e da lì pian piano tutto è successo tutto quel che sappiamo: la diffusione del cosplay e la sua definizione ufficiale che arrivava dal Giappone – crasi tra costume e player – ma in America declinata in costuming già a partire dagli anni ’70, con i ragazzi che si vestivano come i personaggi dei comics, di Star Wars e tutti brand che abbiamo imparato ad amare!”
Balzasti subito agli onori della “cronaca cosplay” con ospitate TV in diverse trasmissioni, in un periodo in cui i social stavano muovendo i primi passi… come sei riuscita a importi da subito in quel rutilante mondo?
“Vero, sono finita in tv diverse volte, tra cui ‘Cronache Marziane’ di Fabio Canino assieme ad altri ospiti cosplay, ma non solo. A quei tempi credo che la mia popolarità fosse dovuta a diversi fattori concomitanti. Primo tra tutto, ero uno dei siti di aggregazione… perchè www.GiorgiaCosplay.com non era solamente il sito personale di Giorgia, ma anche un luogo – appunto – di aggregazione per appassionati, grazie a un forum molto vivace in cui tutti i cosplayer, ma anche i simpatizzanti potevano intervenire ed essere aggiornati con discussioni proficue sulle attività di questo mondo. E anche perchè curavo personalmente tutte le gallery delle fiere in cui avevo la possibilità di partecipare… spesso poi i fotografi mi mandavano una selezione di fotografie da eventi in cui non potevo andare e la gente attendeva per vedere dove fossero finite gli scatti dei loro costumi. Insomma ero uno dei pochi siti – pur essendo personale – che faceva questo servizio. C’era qualche altro sito che pubblicava qualche foto sparuta, ma nessuno lo faceva con quella meticolosità e costanza che a me ha portato via tante ore. Tutto ciò mi ha portato una certa fama, senza contare che a livello di costumi, ho sempre cercato di portare il più possibile la qualità prima di tutto… una ricerca raffinata per quanto riguarda il tipo di stoffe e gli accessori. Ai tempi non era una cosa così scontata come al giorno d’oggi e questo mi ha permesso di impormi rispetto ad altri colleghi sul territorio italiano. Dopo è arrivato il World Cosplay Summit e la storia la sappiamo…”
Molti pensano che il cosplay sia prerogativa di un pubblico molto giovane, ma spesso capita di vedere nelle fiere anche performer over 40 vestiti di tutto punto…
“A me piace pensare che i cosplay siano un pò come la dicitura che si metteva sui giochi in scatola: da 0 a 99 anni. Perchè erano per tutti, ad ampio raggio. Per me il cosplay è la stessa cosa, nel senso che ci sono costumi di personaggi per ogni età, non essendo quindi vincolati ai giovani. E questa è la cosa bella: la possibilità di variare a seconda di quelle che sono le età della vita. Che sia prerogativa dei ragazzi è normale, dato che magari sono universitari e hanno più tempo; ma poi quando si entra nel mondo del lavoro diventa un pò più difficile seguire la passione e gli eventi. C’è poi il caso di chi – affermato cosplay – mettendo su famiglia, poi coinvolge tutti diventato una “famiglia cosplay” a tutti gli effetti, tramandando la passione di generazione in generazione, adattandosi al passare dell’età. Diciamo che è un hobby molto trasversale e dipende da come una persona lo vuole approcciare: c’è chi lo fa per pura passione e divertimento senza magari esser fedelissimo al personaggio e chi invece cura tutti i minimi dettagli.”
Tanti ragazzi credono che fare cosplay sia solo comprare un costume e indossarlo. Invece in molti contest come quello al recente Japan Matsuri elvetico, per partecipare la persona doveva dimostrare – con foto e video dettagliati – di aver costruito da solo il costume. Pensi ci sia ancora il desiderio di realizzare con le proprie mani quello che si porterà sul palco?
“In effetti dovrebbe essere proprio così: ogni cosplayer dovrebbe costruirsi il costume con le proprie mani, magari con l’aiuto di qualche amico sarto… ma di base ci deve essere una percentuale elevata del lavoro della persona stessa. All’inizio, quando non c’erano molti siti che ci venivano incontro con tantissimo materiale già pronto – giusto le parrucche, ma serviva molto lavoro a livello di acconciatura – o determinati accessori. Mentre ora con le stampanti 3D, i cosplayer si sono specializzati, diventando prop maker, realizzando abiti, parrucche su misura, oppure specializzandosi nella lavorazione del cuoio o altri materiali. Molti poi acquistano i vestiti sulle piattaforme di vendita, mettendoci dopo le mani sopra, mettendoci quindi del loro. Ma la differenza con un costume realizzato autonomamente è innegabile ed evidente. Per quel che mi riguarda credo che in Italia si preferisce l’aspetto “costume” rispetto alla questione “play”… a me un pò spiace, perchè arrivando dal teatro, sono nata più come performer che come “costumer”, il resto è arrivato da sè anche grazie all’aiuto di mia mamma, da sempre molto abile nel cucito. Credo poi dipenda molto anche al contest cui si partecipa. Se parliamo di gare internazionali come l’ECG, ci sono regole precise circa la realizzazione del costume, che vanno rispettate; poi esistono altri contest con regole più morbide, come la messa in scena, la performance, il phisique du role o altro… per quel che mi riguarda io sono per la realizzazione in toto di un costume, un modo come un altro per dare fisicità e forma a un personaggio che ci ha fatto sognare!”
Uno dei tuoi cosplay migliori – a mio parere – fu il Barone Ashura: come ti approcciasti al personaggio?
“Il Barone Ashura è sempre stato uno dei miei personaggi preferiti all’interno del Mazinger Universe… quindi quando ho deciso di realizzare l’elaborato make-up – il costume è stato relativamente semplice da realizzare – l’ho fatto pensando di poter dare il meglio di me nella parte performativa e così è stato. Non hai idea di quanti bambini ho terrorizzato e fatto piangere. Quando poi il Sensei Nagai è venuto in visita al Napoli Comicon – quando si teneva ancora al Castello Sant’Elmo, mi son messa in coda vestita di tutto punto. Tutti chiedevano cose allucinanti circa battute a un dato minutaggio di un particolare episodio, io gli ho semplicemente chiesto se Ashura era il suo “cattivo” preferito. Lui si è messo a ridere e mi ha confermato che è uno dei suoi cavalli di battaglia, uno dei villain meglio caratterizzati di tutta la produzione nagaiana… e io non posso che esser d’accordo!”

Giorgia da Guinness per la sua collezione incentrata su ‘L’Incantevole Creamy’… qual’è il pezzo più prezioso – magari anche a livello economico – della tua collezione?
“Allora, il pezzo più prezioso della mia collezione da Guinnes di Creamy non è detto che sia anche il più costoso… però a livello emotivo, di ricordi, sicuramente è il gioco in scatola di Creamy, che si poteva vincere mandando le letterine a Bim Bum Bam nell’85. C’erano Manuela, Paolo e Uan che pescavano le letterine e se venivi sorteggiato potevi vincere questo “feticcio” per tutti i fan di Creamy. Ne ho scritta una al giorno di letterina, ma sospetto che mia mamma non le abbia spedite tutte, dato che i francobolli costavano! Per mesi e mesi ho sognato di esser la vincitrice di questo gioco, mandando disegni e letterine a Uan ma senza mai esser sorteggiata. Lo recuperai in età adulta e per me rimane il pezzo più “prezioso” della mia collezione.”

Qual’è il gadget di Creamy che vorresti venisse realizzato in futuro?
“Credo che mi piacerebbe tantissimo che venissero realizzato il cerchietto con le antennine e le stelline che lei indossava nella puntata ‘Una Lettera Alla Nonna’, diventato poi iconico nel tempo… e poi anche il braccialetto a cuore con ricevitore, con cui lei si teneva in contatto con Pino Pino: una figura tra l’altro sfruttata davvero molto poco. Ma poi anche un beauty case ufficiale come quello che conteneva Posi e Nega, anche se solo in plastica; ecco, questi tre sarebbero i gadget che mi mancherebbero all’appello”
So che sei anche una fan dei Funko Pop!: che cifra sei arrivata e quali sono i tuoi prediletti?
“Dunque sono circa 600 pezzi, considerando i Pop! normali, quelli Moment, i Pop! sulle auto e quelli giant size… sicuramente quelli cui sono più legati son quelli dei Goonies, che hanno per me un valore affettivo importante e tra l’altro realizzati molto bene. Poi ti direi He-Man e Skeletor, che sono i primissimi Pop! che ho collezionato, tra l’altro in modo un pò stupido, buttando la confezione… cosa mai più fatta in seguito!”
Nel 1997 sono arrivati anche i Soul Of Chogokin, che hanno dato ulteriore lustro ai mitici robottoni storici dell’universo nagaiano ma non solo. Che ne pensi di questa linea di toys da collezione, che tra non molto taglierà il traguardo delle tre decadi?
“Beh, i SOC sono spettacolari, non c’è niente da dire… io ne colleziono alcuni, fondamentalmente dei miei robottoni preferiti. E vi stupirò dicendo che non sono quelli nagaiani, perchè nella mia lista di preferiti ci sono Daltanious e Vultus V: quindi quelli li ho presi immediatamente. Ma credo che ne vedremo delle belle, visto che escono di continuo riedizioni con tante varianti. Insomma, tante new entry pronto a far diventare il nostro portafoglio sgonfio ma felice, eheh!”
Giorgia è stata (o lo è ancora) anche divoratrice di fumetti?
“Si, lo sono stata e lo sono ancora una divoratrice di fumetti, anche se mi sono data un limite, dato che anni fa mi sono accorta che stavo seguendo tipo 47 serie in simultanea. Ora, è vero che alcuni manga sono in pausa da tempo o esce un nuovo numero ogni morte di Papa… però il totale delle serie seguite era circa quel numero e ho posto un freno. Ora sto seguendo serie manga sul mistery tipo ‘Cacciatori Di Cadaveri’ ma anche gli shojo, specialmente quelli un poco più adulti come gli yosen, che preferisco. Poi chiaramente le riedizioni dei grandi classici non le posso perdere e qualche novità che mi titilla… anche se molte “novità” per noi sanno di già visto, perchè non sono altro che tematiche già lette, cui hanno dato una veste più attuale. Però ammetto che qualche bel gioiellino salta fuori e lo seguo volentieri. Tra l’altro uno dei miei mangaka preferiti è Mitsuru Adachi, che però con ‘Mix’ ci sta facendo sudare, tanto che ogni volta mi tocca andare a ripassare il manga precedente, sennò non ricordo nulla!”
“Mentre sul versante non-manga, sono sempre stata una seguace del buon Leo Ortolani, di Rat Man, ma anche delle sue più recenti incarnazioni come ‘Tapum’, presentato recentemente a Lucca e dedicato ai combattenti della prima guerra mondiale… non per niente sono stata anche la Rat Girl su Rat-Boy, parodia di Playboy uscita qualche anno fa in cui Leo mi ha inserito. Quindi non potrei non essere una sua grande fan. E poi seguo ancora alcune testate Disney come ‘Topolino’, specialmente le parodie o le storie tipo ‘Le Avventure Di Pippo Holmes’, che vanno a raccogliere l’eredità dei grandi classici, ma in chiave Disney.”
Andiamo un poco indietro nel tempo: visto che tra pochi mesi sarà Natale, quali sono i balocchi che la piccola Giorgia chiedeva nella letterina di babbo Natale?
“Premetto che nella mia zona, nel veronese, si festeggia Santa Lucia ed eravamo dei bimbi fortunati che ricevevano i regali già nella notte tra il 12 e 13 dicembre. A Natale non si festeggiava in senso stretto come si fa ora… ovviamente non potevo chiedere che cose di Creamy, peccato che di merchandise suo non ne esistesse in Italia allora, quindi era un pò un problema. Mentre tra i giocattoli pubblicizzati in TV allora, io impazzivo per Gira La Moda e Brivido. Questi sono stati i miei “giochi felici” degli anni ’80 e quelli che chiedevo… ma soprattutto non mi facevo mai mancare la cassettina audio di Fivelandia. Tutte le edizioni me le facevo regalare a Santa Lucia, perchè contenevano tutte le sigle dei cartoni delle reti Fininvest e che cantavo felice, a squarciagola. Questi in pratica i balocchi che preferivo… e poi chiedevo sempre del materiale per disegnare, quindi colori, pastelli, tempere: la mia passione!”

Negli 80s anche una assidua “consumatrice” di videogames come quelli di Atari, Commodore, Spectrum?
“Giocavo sempre al Commodore 64 di mia cugina, dato che io non lo avevo… anche se poi, appena ne avevo l’occasione mi ficcavo sempre in sala giochi a giocare ai miei giochi preferiti: ‘Wonder Boy’, ‘Ghost ‘n Goblins’ – in cui perdevo in modo miserabile – e tanti altri. Anche oggi mi ci diverto, dato che ho un cabinato in casa con dentro un Pandora Box con ben 6-700 giochi e con cui mi posso dilettare a recuperare tutti quei giochi con cui non ho potuto giocare negli anni ’80”
Come ti sei approcciata al mondo del doppiaggio e qual’è il personaggio cui hai dato la voce che ricordi con più affetto?
“Mi sono avvicinata al doppiaggio molto presto, anche se poi sono riuscita a mettere in pratica questa attività più tardi. Ho iniziato prima col teatro a vent’anni, anche se avevo fatto qualcosa prima verso i 18-19… ho iniziato un percorso teatrale di un quinquennio, poi da lì ho studiato più approfonditamente dizione, lettura interpretata e un primo corso di doppiaggio a Verona con la docente Lella Carcereri e Anna Bonasso, venuta a mancare da poco. A Verona c’era uno studio di registrazione che si chiamava Carioca Todovideo, poi chiuso, che negli anni 90 faceva parecchie cose interessanti. Ho continuato a coltivare questa passione fino a che, negli anni 2000, sono riuscita a frequentare il CTA, Centro Teatro Attivo di Milano con l’insegnante Pino Pirovano. Da lì piano piano ho iniziato a fare le prime parti, sempre tra Milano e Verona, fino ad arrivare a cose più importanti. Se dovessi dire un personaggio cui sono particolarmente legato direi Simka del cartoon The Fixies, di cui abbiamo doppiato le prime due stagioni… è la protagonista femminile, una “cipollina” gialla che sta all’interno di un mondo tecnologico coi fratelli e i genitori, aiutando questo bambino Tom Thomas nei piccoli guai quotidiani. E’ un cartone pre-scolare in cui ho potuto sbizzarrirmi e divertirmi con la vocina, che ha anche una finalità educativa… da piccola mi sarebbe piaciuto assai, quindi sono molto contenta di questo personaggio, che spero di poter portare avanti anche per le stagioni successive.”
Arriviamo a DisneiAmo, di cui segui la direzione artistica…anche se non eri presente, avuto modo di assistere allo show di Milano Comics&Games: davvero coinvolgente ed emozionante! Come è partito questo progetto e se puoi fare un bilancio di questi anni?
“Il progetto di DisneiAmo viene da un’idea di Stefano Bersola, che mi ha coivolto in fase di progettazione perchè aveva in mente di unire le forze di persone che conosceva e stimava come Pietro Ubaldi, me e Letizia (Turrà, presente nella prima line-up; ndA), per realizzare uno spettacolo Disney diverso da quelli che si vedevano nelle fiere del fumetto, più corale e strutturato in maniera diversa. Gli serviva qualcuno che mettesse ordine in questo mare magnum di idee e che desse un’organizzazione a tutto questo progetto; quindi mi ci sono messa sotto, ci siamo scambiati idee fino a quando è uscito questo progetto completo, cercando di dare un ordine cronologico. Così facendo si sarebbero potuti affrontare e approcciare anche tutti quei cartoni animati classici, che di solito nelle interpretazioni Disney venivano bistrattati – se non dimenticati – perchè non veri e propri musical come poi avvenne da ‘La Sirenetta’ in poi. Siamo andati anche a recuperare anche i grandi classici presi da questi film antecedenti, mescolandoli e dando loro una dignità e un filo logico che ci portasse fino agli anni attuali. Chiaramente si è voluto aggiungere brio e verve, con momenti interattivi col pubblico, nonchè sketch tra di noi che alleggeriscono tutto l’impianto narrativo che ci trasportano, in un’ora e mezza o più, fino alle ultime incarnazioni del mondo Disney. In realtà avrei gia delle belle idee per la versione 2.0, ma mi han detto di stare tranquilla che di tempo ce n’è, eheh!”
Quali sono le tre canzoni che più ami dei 100 anni di storia Disney?
“Le tre canzoni cui sono più legata e che quindi mi piacciono di più sono ‘Stia Con Noi’ de ‘La Bella E La Bestia’, ‘Rose Rosse Van’ da ‘Alice Nel Paese Delle Meraviglie’ e per finire ‘Farò Di Te Un Uomo’ da ‘Mulan’.”
Solo brani cartoon nella vita di Giorgia o c’è spazio anche per qualcosa di più “robusto” nei suoi gusti musicali?
“Per quanto riguarda la musica al di là delle canzoni dei cartoni animati, a livello italiano sono sempre stata una grandissima fan di Battiato; infatti il vuoto che ha lasciato sulla nostra scena dalla sua dipartita è incolmabile… ma sono fan anche di artisti pop, da Pezzali a Nek. A livello internazionale, sono cresciuta con le varie boy band, ma anche Roxette – i miei preferiti – Bryan Adams, Arctic Monkey e tanti altri. Di primo acchito, direi quindi loro, insieme a Robbie Williams sicuramente quelli che ho seguito di più!”
Inevitabile la domanda sui tuoi progetti imminenti: cosa bolle nel pentola?
“Per quanto riguarda gli appuntamenti futuri, ovviamente c’è Games Week dietro l’angolo , dove sarò presente sempre con il team di Crossover e molti appuntamenti con tutto il team canoro di DisneiAmo che ci vedranno presenti a Vicenza Comics&Games, a Umbriacon e altre date che potrete trovare prossimamente su www.disneiamo.it . Poi ci sono le nuove puntate da registrare di ‘Crossover Universo Nerd’, porto avanti la mia attività teatrale con i ragazzi – che mi porta via parecchio tempo – e vado avanti con il doppiaggio… infine ho un’altra cosa che bolle in pentola, ma per scaramanzia al momento la tengo per me!”
Nella nostra recente intervista a Pietro Ubaldi, una domanda l’ha mandato in sollucchero e che vorrei porre anche a te: il tuo piatto preferito di sempre?
“Il mio piatto preferito di sempre? Penso di non avere alcun dubbio nel dire che è un piatto della tradizione veronese ed è il risotto all’isolana, fatto con carne di maiale e bovina macinate assieme e speziate con cannella e grana. Questo è il nostro piatto della domenica, che non mi stancherò mai di mangiare…”

