Ci sono storie che appartengono a una generazione e che, anche dopo tanti anni, continuano a far parte del nostro immaginario. Quella di Mauro Repetto è una di queste: dagli inizi degli 883 al successo, dalle scelte che hanno cambiato il suo percorso fino al ritorno sotto i riflettori, il suo viaggio è stato tutt’altro che prevedibile. Ma questa volta abbiamo scelto di guardare Mauro da una prospettiva un po’ diversa. Non soltanto l’artista, il performer o il protagonista di una delle pagine più amate degli anni ’90, ma la persona e, soprattutto, il ragazzo che c’era prima di tutto questo.
Abbiamo fatto un passo indietro nel tempo, cercando di capire quali fossero i suoi sogni, le sue passioni, le cose che lo divertivano e quelle che sono rimaste, magari inaspettatamente, anche nel Mauro di oggi. Un viaggio tra passato e presente, tra ricordi e nuove esperienze, con gli 883 sullo sfondo e quella curiosità che da sempre accompagna Toys Army 1999: scoprire cosa si nascondeva nel mondo di quel ragazzo prima che il mondo scoprisse lui.
Mauro, partiamo dagli 883. Quando ripensi a quegli anni, c’è un momento preciso in cui hai capito che quello che stavi facendo con Max stava diventando qualcosa di molto più grande di voi?
“Sicuramente è stato quando passavo davanti l’università e dalle finestre usciva ‘Non Me La Menare’… lì ho capito che c’era qualcosa che stava cambiando, che stava succedendo! Chiaramente a inizio ’92 le cose stavano ancora maturando, ma quel pezzo tutti – dai bidelli agli alunni – lo ascoltavano. Quello fu davvero il segnale palpabile!”
Gli 883 hanno raccontato una generazione attraverso cose apparentemente semplici: amicizia, ragazze, motorini, sogni, delusioni. Secondo te qual è il segreto per cui quelle storie continuano a parlare anche ai ragazzi di oggi, generazione diversissima da quella dei ’90s?
“La musica la facevamo come passatempo e per divertirci… quindi parlavamo e scherzavamo di tutti i personaggi del bar o delle visioni che avevamo partendo da fatti assolutamente banali. Quindi appunto ci divertivamo, con l’unico scopo di scrivere delle canzoni, ma che avrebbero potuto essere anche sceneggiature. Le canzoni erano ciò che poi usciva, ma davvero parlavamo un intero pomeriggio di un soggetto, che poi sarebbe sfociato in ‘Te La Tiri’ o ‘Non Me La Menare’. Poteva anche sembrare una cosa di nicchia, da vero nerd, ma poi ti rendevi conto che c’erano sessanta milioni di persone che si riconoscevano in queste piccole storie del quotidiano… e secondo me questa contagione è stata il motivo del nostro successo!”
“E hai fatto bene a sottolineare che quella dei ragazzi di oggi è una generazione diversa dalla nostra, ma è come un loop a 360° che poi ti fa tornare all’inizio del tutto. Abbiamo sempre parlato in maniera comica e satirica di quello che ci circondava, così come i problemi nei rapporti di coppia – pur passati trent’anni – son cose rimaste uguali. Così come il ‘manuale di sopravvivenza’ di un giovane del ’91 come potevo essere io è praticamente lo stesso di un giovane d’oggi, anche se cresciuto a Parigi e non a Pavia come possono esserlo i miei figli. Quando frequenti la scuola di sceneggiatura, ti dicono che esiste solo un romanzo scritto da Omero e tutti gli altri son delle copie… questo per dire che l’animo umano, nonostante ci siano mille I-Phone di distanza – come tra me e i miei figli – è sempre uguale. Come pure, nella moda o nel cinema, che parla nei film Marvel ancora di supereroi di più di sessant’anni fa! Insomma, tutto torna…”

Se tu potessi incontrare il Mauro di quegli anni per cinque minuti, gli consiglieresti ancora di lasciare la band?
“Non potrei far diversamente. Allora era una figata anche il solo immaginare di andare a vivere in California. Pochi giorni fa son stato a vedere il concerto degli Hollywood Vampires in cui suona Johnny Depp e mi è tornata in mente la serie ’21 Jump Street’… all’epoca era davvero una figata pensare di andare a Hollywood a scrivere dei film come ho provato a fare io, anche se non è stato semplice per via della lingua. Però ti dico che rifarei tutto al 100%, anche per il solo fatto di andare a vivere là. Oggi farebbe ridere, piuttosto andrei magari in Messico, anche se mi va benissimo fare il pendolare tra Parigi e Milano per poi girar l’Italia. Ma tornando alla tua domanda, certamente direi al Mauro di trentatré anni fa di rifare tutto, perché è quello che desiderava fare! Qualche rimpianto magari c’è, come non aver imparato a suonare la chitarra. Pur amando Richie Sambora dei Bon Jovi, Nuno Bettencourt degli Extreme o Slash dei Guns’n’Roses era più figo campionare le chitarre, come quelle dei Van Halen, degli AC/DC o la chitarrina funky di Madonna, il tutto con la disciplina di un rapper. Allora era il massimo mettersi lì e trovare lo spazio per campionare la chitarra che poi sarebbe finita nel tuo pezzo, proprio come i mattoncini del LEGO. Allora fare ciò che ho fatto era come bere un bicchier d’acqua.”
Arriviamo al presente: sta per arrivare su Sky la nuova serie ‘Nord Sud Ovest Est’. Che effetto ti fa vedere raccontata oggi quella storia e rivedere sullo schermo una parte così importante della tua vita?
“Mi ha fatto tanto ridere! Mi ha fatto ridere vedere le espressioni che i due ragazzi han beccato benissimo, sia di me che di Max. Ci hanno tradotto veramente bene e penso che la serie sia stata realizzata benissimo, come penso che anche la seconda stagione mi farà emozionare e sorridere ancora. Infatti i due attori, il regista e tutti quelli che ci hanno lavorato hanno colto il midollo osseo, la spina dorsale di come eravamo in quegli anni!”
C’è qualcosa che speri che questa serie faccia scoprire al pubblico sul Mauro di quegli anni che magari non è mai emerso fino in fondo?
“Non ho mai amato ‘urlare sui tetti’, visto che il tuo lavoro e la tua onestà intellettuale emergono sempre… l’acqua e l’olio in un bicchiere si distinguono sempre, la natura ti premia sempre! Non ho mai amato strepitare o ‘tirar delle giacche’ per far apparire cose che la gente ha sempre recepito. Nella prima stagione è apparso molto di me e credo che nella seconda (su Sky dal 9 ottobre; ndA) apparirà ancora di più!”
Adesso veniamo alla parte per cui, dalle parti di Toys Army 1999, siamo particolarmente curiosi. Tra te e Max, forse era lui quello super appassionato sin da piccolo di toys, fumetti e similari… e tu invece?
“Come no, certo! Ma ti voglio dire una cosa: frequento persone con figli piccoli e mi ritrovo spessissimo – con gran piacere – a giocare con loro… ho solo un grandissimo rammarico: non ho mai trovato però nessun figlio di amici che giochi a Subbuteo! Subbuteo per me era un altare, un tempio… e non aver trovato sinora nessun bambino che ci giochi mi rammarica davvero tanto! Posso giocare a Pongo, Das e anche alle figurine Panini, ma attendo fiducioso di trovare amici con figli che giochino a Subbuteo!”
Ma anche appassionato anche di fumetti o consolle storiche come Commodore 64, Atari e simili?
“Allora: in ambito fumetti amavo tantissimo Zagor, Capitan America, Spider-Man e il Gruppo TNT di Alan Ford… anche se, ancora oggi, non mi spiego perché non abbia avuto il successo che meritava! E videogames tanti, ma spesso mi trovavo a giocarci nelle sale giochi, perché non tutti erano di facile reperibilità! Ricordo le piaghe sulle dita quando dovevi far saltare i protagonisti del gioco!”
E come, non ricordo? Pure le stimmate sui palmi delle mani, a furia di smanettare coi mini-joystick!
“Ahahah, esattamente!”
Mauro, se oggi ti mettessimo davanti a una stanza piena di giocattoli anni ’80 e ’90 e potessi portarne a casa uno, a parte il Subbuteo, quale sceglieresti?
“Dunque, subito subito ti dico i soldatini, che mandavo ‘a botte’ con tanto di rumori di battaglia simulati. Si, senza dubbio porterei a casa un fortino con indiani e cowboy!”
Lavorando per la Walt Disney Company, come vedi i bimbi e i ragazzini super tecnologici di oggi vivere un mondo come può essere Disneyland?
“Ma guarda, ogni volta è sempre un’emozione ogni volta che ho a che fare con l’universo Disney o mi imbatto nelle famiglie che frequentano questi parchi. Soprattutto mi emoziona il rapporto papà/figlio. Ancora oggi la magia Disney si crea in questo scambio di sguardi tra un padre e un figlio: con il padre che si emoziona forse più del figlio e il figlio che vuole testimoniargli la sua gratitudine per averlo portato in un luogo che è una figata… tutti e due quindi emozionati allo stello livello. Ed è quello che ho provato anche in prima persona quando portai i miei figli a Disneyland!”
Sui tuoi prossimi programmi cosa ci puoi anticipare?
“Sicuramente il mio primo romanzo, che non sarà autobiografico e non parlerà degli 883… sarà un romanzo di fantascienza, una cosa davvero bella e a cui tengo tantissimo, che uscirà il prossimo autunno. Per presentarlo parteciperò ai festival StraniMondi e Lucca Comics. Adesso non posso spoilerare ancora nulla dato che dietro c’è un vero e proprio team che ci sta lavorando, ma ti garantisco che sarà fighissimo!”
E chiudiamo con la classica domandina che facciamo sempre ai nostri ospiti: qual è il tuo piatto preferito, quello davanti al quale non sei disposto a fare prigionieri?
“Beh, assolutamente trofie o trenette col pesto! Ma pure un semplicissimo stracchino da supermercato, da aggredire e mangiare senza pietà!”
E vuoi lasciare un saluto ai nostri lettori e a tutti i collezionisti nerd che ci seguono?
“Un grandissimo saluto a tutti e un abbraccio… vi dò appuntamento in qualche piazza d’Italia per questa fine estate tipo in Emilia Romagna e Sicilia nei prossimi quindici giorni. E come ho detto, appuntamento questo autunno per il mio primo romanzo! Un bacio!”

